Missing image

A UN PASSO DALLA … SATIRA!

In vari interventi, alcuni riportati localmente altri riportati dalle agenzie di stampa, Carlo Carli, Gerardo Papalia e Riccardo Schirru, da collocazioni diverse, tirano in ballo il PD e il sottoscritto per quanto concerne la mancata ammissione di una lista alle elezioni per il rinnovo del Comites per la circoscrizione del Victoria e della Tasmania.

Si svolgono analisi e richiami che reputo sbagliati nella forma e nella sostanza. Innanzitutto il PD non ha una propria lista ma vi è una presenza di iscritti al PD in entrambe le liste: si tratta, ovviamente, di una presenza individuale!
Il PD è il partito delle regole e del rispetto della legge! Come deputato sono per il rispetto pieno della legge. Sempre. Mi sorprende la dichiarazione in base alla quale sarebbe giustificato il voto del Console Generale “poiché egli in qualità di supremo rappresentante dello Stato ha l’obbligo di rispettare la legge”, quindi non poteva esimersi dal votare per la non ammissibilità della lista, invece, Rebeschini e Fedi, l’uno votando nel Comitato Elettorale e l’altro in Parlamento, facendo non comprendo bene cosa, possono essere i due fuorilegge della situazione! Chi le sollecita queste arcane riflessioni in base alle quali io dovrei intervenire, non so bene come e quando, e Rebeschini non avrebbe dovuto chiedere l’applicazione della legge? Il Console Generale deve essere garante del pieno rispetto della legge e deve far rispettare la legge!
Ma veniamo al merito: a Melbourne la lista non ammessa ha consegnato le accettazioni di candidatura non autenticate e il rappresentate di lista, che ha votato nel Comitato Elettorale Circoscrizionale, è anche il giudice di pace che ha autenticato le sottoscrizioni di lista! Ritorna l’immagine pirandelliana del Sindaco di un Paese che era anche Preside e che scriveva lettere di fuoco… a sé stesso, e le riceveva in tono altrettanto vibrante! E hanno presentato anche ricorso! Immagino per chiedere che cosa altro si possa fare per non rispettare la legge.
Salviamo le liste Comites, si è letto in questi giorni! Ma da cosa? Da sé stessi, dalle vecchie guardie o dalle nuove generazioni? Dove si sono costruite liste unitarie, un mix di poco vecchio e tanto nuovo, le cose sono andate avanti bene. Allora salviamo le liste da cosa? Dalla legge? Bene, allora dalle prossime elezioni ognuno faccia quel che vuole e si istituisca un premio per chi inventa la più bella. Potrebbe accadere, infatti, che un candidato, giudice di pace, autentichi se stesso, controlli se stesso e poi decida su se stesso!
L’altro tormentone è quello dei tempi di presentazione delle liste, questa bieca decisione assunta dal PD. Ebbene, nulla, ma proprio nulla è cambiato rispetto alla legge del 2003 per quanto attiene ai tempi, al numero di firme e alle modalità di presentazione delle liste. Su che cosa poggiano, dunque, le accuse evidentemente campate in aria su presunti atteggiamenti del PD? Di quali tempi di preparazione si aveva bisogno? Tutti sapevano che la scadenza del 2014, fissata per legge dopo l’ultima proroga, ci poneva di fronte a un bivio: andare avanti con il rinnovo o prorogare per l’ennesima volta. Con un’importante appendice, relativa a quest’ultima soluzione: in caso di ennesimo rinvio, avremmo perduto i 7+2=9 milioni di euro già disponibili. Senza certezze di recuperarli per il 2015.
E’ stata presa la decisione di rinnovare anziché prorogare. Unica novità, l’iscrizione per votare. Che però non ha certo compromesso i tempi di presentazione o le modalità di sottoscrizione delle liste che, come dicevo, sono rimasti inalterati.
In una delle tante riunioni convocate per decidere il percorso da seguire e le decisioni da assumere, fui facile profeta nel sostenere che non avremmo avuto la corsa ai Comites, che avremmo avuto serie difficoltà dopo cinque anni di proroghe, di cui nessuno oggi pare assumersi la responsabilità politica. Che avremmo riscontrato seri problemi nel predisporre le liste. Ma questa analisi, che reputo obiettiva e valida un po’ per tutte le situazioni, ci porta diritto alla necessità di riformare radicalmente la rappresentanza. Non c’entra nulla, ma proprio nulla, con l’incapacità di presentare liste che rispondano ai requisiti di legge. È la dimostrazione tangibile che la riforma non può essere un piccolo ritocco ma deve puntare a dare all’Italia strumenti veri di comprensione e conoscenza delle realtà locali e di lobbying territoriale per migliorare la presenza italiana nel mondo e le condizioni di vita delle nostre comunità. Personalmente, avrei delle soluzioni e, passata la nottata, vorrei anche provare a discuterne.
Nel frattempo, ai tanti addormentati nel bosco, ricordo che la discussione nel PD è sempre vera, autentica, non falsata dalla necessità di sopravvivere. Né risente del linguaggio biforcuto di chi predica ogni giorno contro i Comites o difende i difensori di un’idea vecchia e superata di rappresentanza, poi fa campagna elettorale e candida propri esponenti per il movimento degli inesistenti o adormecidos.

Marco Fedi