Missing image

IL SOTTOSEGRETARIO GIRO RISPONDE ALL’INTERROGAZIONE DI FEDI SULL’ASSISTENZA AI LAVORATORI ALL’ESTERO

A fine luglio, Marco Fedi e i colleghi eletti all’estero del Pd hanno presentato una interrogazione al Ministro Mogherini per sapere quali misure il Ministero intendesse adottare per garantire a chi presta un servizio di interesse pubblico all’estero alcune fondamentali prerogative come ad esempio l’assistenza sanitaria.

I deputati si riferivano in particolare ad alcune particolari categorie di lavoratori che, nel corso degli ultimi anni, hanno più volte denunciato la criticità della loro situazione conseguentemente all’obbligo a iscriversi all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero.
A rispondere all’interrogazione è stato il sottosegretario agli esteri Mario Giro che, in primis, ricorda che “in base alla legge n. 470 del 27 ottobre 1988 chiunque risieda all’estero per più di dodici mesi ha l’obbligo di iscrizione all’anagrafe italiani residenti all’estero. Oltre al personale delle missioni diplomatico-consolari notificato ai sensi delle Convenzioni di Vienna del 1961 e del 1963, l’unica eccezione prevista dalla circolare del Ministero dell’interno MIACEL n. 20 del 17 dicembre 2001 riguarda i militari in servizio presso le basi NATO ai sensi della Convenzione di Londra del 19 giugno 1951. I lettori di italiano inviati all’estero sono quindi assoggettati all’obbligo di iscriversi all’AIRE”.
“I dipendenti pubblici inviati in servizio all’estero in Paesi nei quali non vigono Accordi in materia sanitaria – ricorda Giro – hanno diritto all’assistenza sanitaria da parte dello Stato italiano sia in Italia che all’estero ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica n. 618 del 1980, non diversamente da quanto avviene per i lavoratori italiani dipendenti di impresa privata italiana distaccati all’estero, per i quali il datore di lavoro versa i relativi contributi al Servizio sanitario nazionale.
Leggi tutto >>

L’assistenza sanitaria nei Paesi in cui non vigono accordi in materia sanitaria avviene in forma indiretta, cioè a rimborso delle spese mediche sostenute previa richiesta e rilascio (da parte della ASL di ultima residenza o dalla sede del Ministero della salute distaccata presso il Ministero degli affari esteri o dall’amministrazione o ente pubblico di appartenenza o dalla rappresentanza diplomatico-consolare nella sede di servizio) dell’attestato previsto dall’articolo 15 dello stesso decreto del Presidente della Repubblica”.
“In caso di rientro temporaneo in Italia, – puntualizza il sottosegretario – nonostante la normativa preveda la cancellazione di chi risiede all’estero dall’elenco degli assistiti dei “medici di famiglia”, gli interessati possono usufruire dell’assistenza sanitaria da parte della ASL di temporanea dimora, presentando il numero di iscrizione al Servizio sanitario nazionale o il codice fiscale e l’attestato ex articolo 15 del decreto del Presidente della Repubblica n. 618 del 1980 (ovvero l’attestato ex articolo 12 dello stesso decreto del Presidente della Repubblica rilasciato dalla rappresentanza diplomatico-consolare italiana all’estero, ovvero un’autocertificazione attestante il diritto)”.
Giro ricorda ancora che “per le prestazioni di primo livello, erogate dal medico di medicina generale sospeso al momento della partenza, si può fare ricorso allo strumento della “visita occasionale” con oneri a carico dell’assistito, il cui rimborso potrà essere richiesto alla ASL di ultima residenza. I dipendenti pubblici possono inoltre usufruire gratuitamente anche delle prestazioni sanitarie di medicina generale erogate dai medici in servizio presso l’ambulatorio della ASL RM/E presso il palazzo della Farnesina, incluso il rilascio di prescrizioni farmaceutiche e diagnostiche. Si fa inoltre presente che il decreto legislativo n. 297 del 16 aprile 1994 (Testo unico delle disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione, relative alle scuole di ogni ordine e grado) all’articolo 672 estende al personale di ruolo in servizio nelle istituzioni scolastiche all’estero la disposizione prevista per i dipendenti del Ministero degli affari esteri dal decreto del Presidente della Repubblica n. 18 del 1967 all’articolo 211, in base alla quale quest’ultima amministrazione rimborsa l’85 per cento del premio versato dai dipendenti per la stipula, per sé e per i familiari a carico e conviventi nella sede di servizio, di una polizza di assicurazione per prestazioni sanitarie”.
“La stipula della polizza – precisa, concludendo, Giro – non preclude in ogni caso, la possibilità di chiedere il rimborso al Servizio sanitario nazionale delle spese mediche che non rientrino nella copertura della polizza stessa, previa dichiarazione della compagnia assicurativa che attesti la non rimborsabilità delle stesse”.