L’INTERVENTO DI MARCO FEDI IN SEDE DI AUDIZIONE DEL PRESIDENTE DELLA SOCIETA DANTE ALIGHIERI

Mercoledì 25 Maggio 2016 
Il Comitato permanente sugli italiani nel mondo e la promozione del sistema paese, istituito presso la Commissione Esteri, ha svolto l’audizione del Presidente della Società Dante Alighieri, Andrea Riccardi.

L’INTERVENTO DI MARCO FEDI.

L’on. Fedi nel suo intervento ha espresso apprezzamento per la relazione del prof. Riccardi che ha proposto una serie di riflessioni che sono al centro dello stesso dibattito che impegna i deputati del PD in relazione al decreto che il Miur e il Maeci stanno predisponendo nella prospettiva di una riforma della legge 153/71 e, più in generale, di tutto l’impianto che attiene alla sfera della promozione della lingua e della cultura italiane nel mondo.

“Condivido l’esigenza di questo confronto con la Dante Alighieri che è una delle organizzazioni protagoniste in tema di promozione della lingua e della cultura italiane. Partirei, dunque, dalla necessità comune di individuare le scelte strategiche in questo settore. Nella sua relazione il prof. Riccardi ha indicato delle aree strategiche di intervento per la Dante Alighieri. In questa fase, tuttavia, ritengo prioritario chiedere al governo e al parlamento di operare una riflessione sugli strumenti da mettere in campo”.

L’on. Fedi ha quindi ricordato che gli investimenti complessivi dell’Italia per tutto il settore, dai corsi di lingua alle scuole italiane, dagli enti gestori agli istituti di cultura, non raggiungono i livelli di investimento di altri Paesi europei.

“Noi abbiamo una articolazione di interventi molto variegata. Occorre ripensare l’obiettivo strategico fondamentale per innovare, promuovere ed investire in questo settore. Per fare questo abbiamo bisogno un’azione di coordinamento più efficace. Un coordinamento che fino ad oggi è mancato. Abbiamo vissuto la contraddizione di due direzioni generali che si occupavano di cose analoghe. Oggi, in questa fase di transizione, è stato riportato tutto in un’unica direzione generale, ma dobbiamo fare ancora molto lavoro per individuare gli obiettivi da perseguire”.

Per quanto riguarda l’attività della Dante Alighieri, Fedi ha espresso il suo apprezzamento per il lavoro che svolge in molte aree del mondo condividendo con Riccardi le valutazioni positive espresse circa la Dante Alighieri in Tunisia e in Australia.

“Tra le aree strategiche da lei indicate, c’è quella prioritaria della formazione degli insegnanti. In linea generale, questa prospettiva è condivisibile. Tuttavia, credo che anche in questo settore sia necessario passare a una fase più impegnativa. Per formare insegnanti occorre stringere accordi con le istituzioni dei singoli paesi e quindi agire in contesti precisi e specifici. E questo è importante anche per un altro aspetto che non mi sembra venga valorizzato a sufficienza: il ruolo delle nostre comunità. Lei ha sottolineato la necessità di passare dalla fase della “nostalgia” a quella della “simpatia” verso il nostro Paese. Una “simpatia” che dovrebbe sapersi tradurre in un interesse e quindi trasformarsi in un legame forte con l’Italia. In questo passaggio io penso sia fondamentale riconoscere il ruolo delle nostre comunità all’estero e degli italodiscendenti. Si tratta di comunità con identità multiculturali ricche e composite. In questo senso la Dante Alighieri non dovrebbe essere solo una parte d’Italia che si muove nel mondo, ma dovrebbe rappresentare un luogo privilegiato di valorizzazione, in tutte le sue sedi, nelle sue attività, e più in generale in Italia, delle identità multiculturali espresse dalle nostre comunità. Credo che in questo modo si riuscirebbe anche a fare imprenditorialità della “simpatia” e della lingua e cultura. Terminando, vorrei evidenziare alcune questioni che sono, in fondo, delle domande specifiche. Affinché la Dante Alighieri possa dotarsi degli strumenti necessari per perseguire gli obiettivi strategici illustrati dalla relazione, lo Statuto e i regolamenti interni dovranno cambiare? Questo aspetto appare importante anche in considerazione di un impegno maggiore sui territori e per garantire meglio e ancora di più questo rapporto. Credo sia vantaggioso avere dei comitati autonomi, ma occorre dotarsi di un quadro di riferimento capace di stimolare una maggiore precisione sia sotto il profilo della trasparenza che del coordinamento operativo”.

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