NEWSLETTER n° 25 – 23 FEBBRAIO 2016

La giuria del World press photo 2016 ha scelto come foto dell’anno un’immagine del freelance australiano Warren Richardson, scattata al confine tra Serbia e Ungheria il 28 agosto del 2015. S’intitola Hope for new life (La speranza di una nuova vita), mostra un uomo che fa passare un bambino attraverso il filo spinato.

Cari lettori, in questo numero della newsletter vorrei proporvi alcune considerazioni a proposito di …

1. REFERENDUM …
Sono in arrivo a distanza di pochi mesi due referendum sui quali gli elettori italiani saranno chiamati a pronunciarsi. Non so se ne avevamo proprio bisogno, ma tant’è. Il primo, il 17 aprile, è sulla durata delle concessioni per le trivellazioni entro le 12 miglia marine. Il secondo, a ottobre, confermativo, sulla riforma costituzionale.
La Costituzione dice che i cittadini che eleggono il Parlamento votano anche per il referendum. La legge 459 del 2001sul voto dei cittadini italiani all’estero fissa le modalità di partecipazione elettorale. Modalità che non sono cambiate per l’esercizio del voto politico e per i referendum.
Il modo di votare in loco, si ricorderà, è cambiato solo per l’elezione dei Comitati degli italiani all’estero (Com.It.Es.) prevedendo una iscrizione per poter ricevere il plico elettorale.
La prima considerazione è che una vera discussione sulle riforma della 459 del 2001 è stata sempre rinviata, nonostante siano state depositate diverse proposte. In più, una modifica incisiva come la preiscrizione dovrebbe impegnare il Governo, e la Farnesina in particolare, in una capillare attività di comunicazione e informazione. I tempi politici per avere un confronto e portare in porto una riforma, e tecnici per informare, comunicare ed eventualmente per la preiscrizione, sono del tutti inadeguati.
Quello che nel frattempo si può fare  è lavorare per informare al meglio le nostre comunità sul voto referendario, sia sui contenuti che sulle modalità. Potranno votare gli iscritti AIRE, cioè chi è stabilmente residente all’estero ed anche i temporaneamente residenti all’estero da almeno tre mesi, che ne facciano richiesta. Con la certezza che chiunque riuscirà, vorrà e potrà partecipare al voto per corrispondenza farà il proprio dovere di cittadino/elettore.
2. CANONE RAI …  
Una strana nube si è addensata sulla questione del canone Rai. Come per IMU, TASI e TARI vale la pena ricordare che stiamo affrontando un tema che riguarda la situazione specifica di persone residenti all’estero. Non si tratta di diritti negati. Non si tratta di discriminazione. Per tutti, in Italia e nel mondo, le condizioni sono analoghe.
Purtroppo un errore iniziale ha alimentato l’idea, sbagliata, che con una nuova procedura di pagamento si potessero escludere i residenti all’estero dal dovere del canone Rai. In questo modo si è alimentata un’ondata di richieste e analisi abbastanza fuorvianti.
Il canone Rai è dovuto da tutti coloro che posseggono un apparecchio televisivo. Lo dice la legge e lo confermano numerose sentenze della Corte di Cassazione. L’uso, frequente o sporadico, dell’apparecchio televisivo, non rileva ai fini della norma. La domanda è: possiedi un televisore? Se la risposta è sì, il canone è dovuto. Se la risposta è no, con un’apposita procedura, ogni anno, si dovrà presentare una dichiarazione che consente di non pagare il canone.
Quindi non si tratta, nuovamente, di cattiveria nei confronti dei residenti all’estero. Era già un pagamento dovuto e tale rimane. Forse chi evadeva il pagamento, pur avendo un’utenza elettrica a suo nome, sarà ora costretto a pagare un canone che prima evadeva. Ma si tratta, come è evidente, di situazioni particolari.
La domanda, semmai, è cosa fare. Per IMU, TASI e TARI, le motivazioni per dare una risposta, non ad un diritto negato, ma ad una situazione oggettiva che riguarda in particolare i Comuni italiani, molti nel meridione, con un ingente patrimonio immobiliare a rischio abbandono, le abbiamo trovate e sono forti. Al punto che la prima equiparazione ha riguardato i pensionati di prestazione estera o in convenzione e stiamo lavorando ad altre soluzioni.
Per il canone Rai la risposta è più complessa. Come qualcuno ha suggerito, la linea potrebbe essere quella di pagare tutti per pagare meno. Ma come motivazione non è molto forte. Credo possa essere forte un richiamo affinché si riconosca nuovamente l’unicità e la specificità della condizione dell’italiano residente permanentemente all’estero. Gli iscritti all’AIRE non solo non hanno la residenza negli immobili posseduti in Italia ma non usufruiscono delle trasmissioni radio-televisive italiane nei suddetti immobili per il tempo del periodo di imposta. Inoltre, la stragrande maggioranza paga un analogo canone nel Paese di residenza oppure finanzia le reti televisive pubbliche con la fiscalità generale. Chi si trova in queste condizioni non riesce a capire i motivi per i quali debba finanziare il servizio pubblico televisivo in Italia visto che dello stesso servizio non può usufruirne. A ciò si aggiunge il fatto che egli, per utilizzare il canale Rai Italia nel mondo, deve pagare un abbonamento.
L’orientamento prevalente, quindi, è di presentare una proposta di legge che preveda una riduzione per i residenti all’estero pari a 50% dell’importo del canone.
3. CONTRASTO ALLA POVERTÀ …
La lentezza della ripresa economica in Italia, il permanere di ampie sacche di disagio economico e di disoccupazione e quindi l’urgenza di introdurre misure di contrasto alla povertà, hanno indotto il Governo a presentare ed approvare un ddl (una legge delega) in materia di contrasto alla povertà e di riordino delle prestazioni previdenziali ed assistenziali e del sistema degli interventi e dei servizi sociali.
Il testo di legge delega è arrivato in questi giorni alla Camera dei deputati che dovrà analizzarlo e votarlo per consentire al Governo l’emanazione dei decreti legislativi attuativi della delega. Lo strumento della legge delega rende molto complessa l’azione di conoscenza, comprensione e proposta che siamo chiamati a fare in sede parlamentare, in questo caso con particolare riguardo a diritti e doveri dei nostri connazionali all’estero.
Ho già nei giorni scorsi segnalato il rischio che la “riforma” dei trattamenti assistenziali previsti dal ddl possa ripercuotersi sulle pensioni degli italiani residenti all’estero, così come esplicitamente indicato nel disegno di legge delega.
Vediamo però di capire meglio le possibili conseguenze per i “beneficiari delle prestazioni dell’Inps residenti all’estero”.
Tra le prestazioni di natura assistenziale abbiamo il trattamento minimo, già non esportabile in ambito UE e dello spazio economico europeo, gli assegni al nucleo famigliare e le maggiorazioni sociali. Il trattamento minimo è oggi corrisposto in rarissimi casi: a condizione che si possa far valere un’anzianità contributiva in costanza di rapporto di lavoro di almeno 10 anni in Italia e non si superino delle soglie di reddito individuale e famigliare.
Nei paesi a welfare avanzato i redditi sono tali che in pochi casi si rientra nei limiti e comunque la condizione dei 10 anni limita ulteriormente la platea dei possibili beneficiari di tale prestazione.
Se il Governo con la delega del Parlamento introducesse l’inesportabilità delle prestazioni assistenziali, ciò varrebbe solo per il futuro mentre gli importi delle pensioni attualmente integrate al minimo verrebbero cristallizzati  in virtù di una garanzia costituzionale relativa ai diritti acquisiti; di converso le maggiorazioni sociali potrebbero essere revocate definitivamente. Ma sono certo che nella discussione sul disegno di legge delega e sui decreti attuativi affronteremo la questione e cercheremo di tutelare al meglio diritti e interessi dei nostri lavoratori e pensionati residenti all’estero.
Per quanto invece riguarda gli assegni per il nucleo familiare, giova ricordare che essi sono previsti da molte convenzioni internazionali di sicurezza sociale. Escluderli non è possibile, né sarebbe logico escluderli per le pensioni autonome, cioè non in convenzione, e lasciarle per le pensioni in convenzione internazionale. Si potrebbero al limite introdurre limiti reddituali più stringenti. Anche qui i redditi prodotti in paesi a welfare avanzato, anche solo da pensioni, porta i beneficiari a livelli tali per cui gli ANF sono ridotti o non corrisposti. Sulle maggiorazioni sociali e sulla 14esima ricordo che ho presentato una proposta di legge chiedendo che vengano corrisposte a saldo anziché in anticipo rispetto alla valutazione del reddito prodotto. Sarebbe sufficiente questa misura organizzativa per risparmiare tempo e danaro. Invece si rischia di colpire proprio i più deboli, in paesi a welfare debole e coloro i quali hanno un reddito molto basso.
In conclusione, si rischia di contrastare la povertà creando altra povertà, forse in qualche angolo del pianeta più distante da Roma.
4. PETIZIONI E PARLAMENTO … 
Un nuovo trend nasce tra gli eletti all’estero: la petizione mania! Si accavallano petizioni su argomenti di rilevanza parlamentare ed allora la domanda, credo legittima, è: se le petizioni partono da parlamentari e non riguardano temi di interesse generale o globale, ma questioni piuttosto del tipo “legge di stabilità” – per essere chiari – vuol dire che i parlamentari sollecitano se stessi a far qualcosa? O più semplicemente che si sta perdendo gradualmente fiducia nella capacità del Parlamento di “far la differenza”?
Marco Fedi

SCADENZE ELETTORALI

ISCRITTI AIRE E TEMPORANEAMENTE ALL’ESTERO:

IL 17 APRILE 2016 SI VOTA PER IL REFERENDUM ABROGATIVO.

REFERENDUM
Si vota per il REFERENDUM ABROGATIVO della norma che prevede che i permessi e le concessioni a esplorazioni e trivellazioni dei giacimenti di idrocarburi entro dodici miglia dalla costa abbiano la “durata della vita utile del giacimento”.
Con la pubblicazione del decreto di indizione del referendum, firmato dal Presidente Mattarella e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 16 febbraio, è iniziato il conto alla rovescia per l’esercizio delle opzioni degli elettori residenti all’estero.
Gli iscritti Aire possono votare per corrispondenza, oppure in Italia. Anche i temporaneamente all’estero possono votare per corrispondenza.
ENTRO IL 26 FEBBRAIO occorre essere in regola con le disposizioni previste dalle normative.
In questi giorni, tutta la rete diplomatico-consolare sta pubblicando sui siti web ufficiali i fac simile dei moduli da compilare per esercitare le opzioni.
LE PRINCIPALI INFORMAZIONI PER ESERCITARE IL DIRITTO DI VOTO:
l. Con decisione del Consiglio dei Ministri adottata il 10 febbraio è stata determinata la data del 17 aprile 2016 per il REFERENDUM ABROGATIVO della norma che prevede che i permessi e le concessioni a esplorazioni e trivellazioni dei giacimenti di idrocarburi entro dodici miglia dalla costa abbiano la “durata della vita utile del giacimento” (referendum popolare per l’abrogazione del comma 17, terzo periodo, dell’art. 6 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 [Norme in materia ambientale], come sostituito dal comma 239 dell’art. l della legge 28 dicembre 2015, n. 208 [Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge di stabilità 2016], limitatamente alle seguenti parole: «per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale»).
2. ELETTORI RESIDENTI ALL’ESTERO ED ISCRITTI ALL’AIRE
Gli elettori residenti all’estero ed iscritti nell’AIRE (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero) riceveranno come di consueto il plico elettorale al loro domicilio. Si ricorda che è onere del cittadino mantenere aggiornato il Consolato circa il proprio indirizzo di residenza. Chi invece, essendo residente stabilmente all’estero, intende votare in Italia, dovrà far pervenire al consolato competente per residenza un’apposita dichiarazione su carta libera che riporti: nome, cognome, data e luogo di nascita, luogo di residenza, indicazione del comune italiano d’iscrizione all’anagrafe degli italiani residenti all’estero, l’indicazione della consultazione per la quale l’elettore intende esercitare l’opzione. La dichiarazione deve essere datata e firmata dall’elettore e accompagnata da fotocopia di un documento di identità del richiedente, e può essere inviata per posta, per telefax, per posta elettronica anche non certificata, oppure fatta pervenire a mano al Consolato anche tramite persona diversa dall’interessato ENTRO Il 26 FEBBRAIO 2016 (con possibilità di revoca entro lo stesso termine).
3. ELETTORI TEMPORANEAMENTE ALL’ESTERO (MINIMO TRE MESI)
A partire dalle consultazioni referendarie del 17 aprile 2016 gli elettori italiani che per motivi di lavoro, studio o cure mediche si trovano temporaneamente all’estero per un periodo di almeno tre mesi nel quale ricade la data di svolgimento della consultazione elettorale, nonché i familiari con loro conviventi, potranno partecipare al voto per corrispondenza organizzato dagli uffici consolari italiani (legge 459 del 27 dicembre 200 l, quale modificata dalla legge 6 maggio 2015, n. 52).
Tali elettori che intendano partecipare al voto dovranno far pervenire AL COMUNE d’iscrizione nelle liste elettorali ENTRO IL 26 FEBBRAIO 2016 (con possibilità di revoca entro lo stesso termine) una OPZIONE VALIDA PER UN’UNICA CONSULTAZIONE.
L’opzione può essere inviata per posta, per telefax, per posta elettronica anche non certificata, oppure fatta pervenire a mano al comune anche da persona diversa dall’interessato (nel sito www.indicepa.gov.it sono reperibili gli indirizzi di posta elettronica certificata dei comuni italiani).
La dichiarazione di opzione, redatta su carta libera e obbligatoriamente corredata di copia di documento d’identità valido dell’elettore, deve in ogni caso contenere l’indirizzo postale estero cui va inviato il plico elettorale, l’indicazione dell’ufficio consolare (Consolato o Ambasciata) competente per territorio e una dichiarazione attestante il possesso dei requisiti per l’ammissione al voto per corrispondenza (trovarsi per motivi di lavoro, studio o cure mediche in un Paese estero in cui non si è anagraficamente residenti per un periodo di almeno tre mesi nel quale ricade la data di svolgimento della consultazione elettorale; oppure, essere familiare convivente di un cittadino che si trova nelle predette condizioni [comma l dell’art. 4-bis della citata L. 459/2001]). La dichiarazione va resa ai sensi degli articoli 46 e 4 7 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445 (testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa), dichiarandosi consapevoli delle conseguenze penali in caso di dichiarazioni mendaci (art. 76 del citato DPR 445/2000).

Attività parlamentare


RIDEFINIZIONE DELLA DISCIPLINA DEL SOSTEGNO PUBBLICO PER L’EDITORIA

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Intervento audio-video: FEDI: LA NUOVA LEGGE PER L’EDITORIA SARÀ UN’OCCASIONE DI MODERNIZZAZIONE E RILANCIO PER L’EDITORIA ITALIANA ALL’ESTERO

Sintesi dell’intervento >>

Nella seduta della Camera dei Deputati del 22 febbraio, si è svolta la discussione sulle linee generali del testo unificato delle proposte di legge: Istituzione del Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione e deleghe al Governo per la ridefinizione della disciplina del sostegno pubblico per il settore dell’editoria, della disciplina di profili pensionistici dei giornalisti e della composizione e delle competenze dell’ordine dei giornalisti (C.3317–3345-A).

Per approfondimenti: Leggi i contenuti del provvedimento in discussione


EDITORIA ITALIANA NEL MONDO. 

La sfida dell’innovazione nel futuro dei media di lingua italiana nel mondo

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La proposta di legge delega sul riordino e ridefinizione del sostegno all’editoria istituisce un fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione.
L’emendamento dei deputati del PD eletti all’estero, approvato la scorsa settimana, consentirà al mondo dei media editi e diffusi all’estero o editi in Italia e diffusi prevalentemente all’estero, di accedere al fondo. I decreti legislativi, attuativi della delega, avranno il compito di definire in maniera precisa i soggetti che potranno accedere al fondo, le modalità per accedervi, i criteri di base e la dotazione di bilancio del fondo stesso.
Questo in sintesi quanto ribadito anche in sede di audizione con la Federazione Unitaria della Stampa Italiana all’Estero in Commissione affari esteri.
La presenza italiana nel mondo è stata caratterizzata da una forte ed articolata presenza dell’editoria di lingua italiana. Una presenza storica che oggi, anche nel contesto delle sfide globali, deve poter trovare nuovi spazi di presenza culturale e linguistica e nuovi modi di diffusione. La sfida dell’innovazione, quindi, è rivolta a tutti noi ma soprattutto agli editori che potranno, accedendo al fondo, sviluppare un piano per la ridefinizione delle strutture, dei processi e dei modelli imprenditoriali che producono e diffondono informazione arricchendo il panorama dell’informazione pluralista e indipendente.
I decreti legislativi da approvare entro sei mesi, avranno ad oggetto la ridefinizione della disciplina dei contributi diretti alle imprese editrici di quotidiani e periodici, la previsione di misure per il sostegno agli investimenti delle imprese editoriali, l’innovazione del sistema distributivo, il finanziamento di progetti innovativi nel campo dell’editoria – questa la sostanza della proposta normativa.
Nei prossimi mesi dovremo impegnarci per seguire l’evoluzione della discussione sui decreti per garantire che al settore dell’editoria di lingua italiana nel mondo vada assegnata una adeguata dotazione di risorse; per garantire che i criteri di valutazione rispondano alla specificità dell’informazione oltre confine; per assicurare che anche per l’editoria edita all’estero vi siano certezza delle risorse per un piano pluriennale, tempestività nell’erogazione dei contributi e massima trasparenza e chiarezza sui criteri per accedervi. Il mondo dell’editoria elettronica rientra tra gli obiettivi della legge delega.
Nei prossimi mesi il Comitato aprirà una discussione con il Governo, in particolare il dipartimento editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri e la competente Direzione Generale del Ministero degli Esteri.

MUSEO DELL’EMIGRAZIONE: SI LAVORI AD UN PROGETTO DI AMPIO RESPIRO STORICO E CULTURALE

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Il Ministro per i beni culturali e il turismo Dario Franceschini ha manifestato l’intento di rilanciare il Museo nazionale dell’emigrazione italiana, spostando presso il Museo del Mare a Genova i materiali attualmente esposti a Roma presso il Vittoriano e facendo della città ligure il luogo simbolo della diaspora italiana nel mondo.
Ricordiamo che il Museo fu ideato e finanziato nel 2007 dal Governo Prodi e istituito, su volere del Vice Ministro per gli italiani all’estero Franco Danieli, con decreto del Ministro degli esteri Massimo D’Alema. L’idea progettuale dalla quale esso è nato è stata di quella di superare il ritardo che l’Italia aveva accumulato in questo campo, pur essendo uno dei maggiori Paesi di emigrazione, e di collegare l’istituzione museale alla transizione che l’Italia sta vivendo da storica e ancora attiva realtà di emigrazione a realtà anche di immigrazione, anzi a fondamentale snodo dell’immigrazione in Europa.
Questa ipotesi, con la caduta del Governo Prodi e l’avvento del Governo di centrodestra, fu ridimensionata e trasformata in una esposizione documentaria, per altro in locali di notevole valenza simbolica ma limitati e inadatti, dello sviluppo diacronico dell’emigrazione italiana, con un’appendice finale relativa all’arrivo degli stranieri in Italia.
A livello parlamentare abbiamo fatto vivere l’ispirazione e il diverso respiro del progetto iniziale presentando una proposta di legge per la trasformazione dell’attuale museo in Museo nazionale delle migrazioni, al quale abbiamo affiancato una seconda proposta sull’insegnamento multidisciplinare delle migrazioni nelle scuole, con riferimento all’autonomia di programmazione formativa degli istituti.
Per avere un confronto su queste essenziali questioni di impostazione del progetto relativo al Museo dell’emigrazione, l’On. Marco Fedi, accompagnato dal Prof. Norberto Lombardi, a suo tempo uno dei promotori dell’istituzione del museo, si è incontrato per conto degli eletti all’estero del PD con il Capo della Segreteria tecnica del MIBACT, Dott.ssa Giorgia Floriani e altri funzionari.
L’On. Fedi ha preso atto dei significativi passi in avanti che l’operazione sta facendo a livello istituzionale, con il coinvolgimento, oltre che del MIBACT e del Ministero degli esteri, titolare del Museo, della Regione Liguria, del Comune di Genova e della locale Università. In vista dell’apertura della fase di definizione scientifica del progetto, ha sottolineato tre aspetti essenziali: quello di avere una proposta museale che incorpori gli aspetti dell’emigrazione, vecchia e nuova, degli italiani e, nello stesso tempo, la formazione nel nostro Paese di consistenti comunità di migranti; quello di non limitarsi ad un taglio tradizionalmente espositivo ma di concepire un sistema a rete che si avvalga delle risorse della multimedialità e valorizzi il grande patrimonio di conoscenze e rappresentazioni presente tanto nei musei e nei centri di ricerca specializzati italiani che nelle più importanti istituzioni museali internazionali; quello di dare il giusto risalto al grande esodo meridionale, alla più recente emigrazione in Europa e alle forme di mobilità che si stanno sviluppando negli ultimi anni.
L’incontro si è concluso con l’impegno ad avere ulteriori momenti di approfondimento con l’obiettivo di giungere ad un progetto di ampio respiro e coerente con il forte sviluppo dei fenomeni migratori.

IMPEGNO DEL GOVERNO PER REINTEGRARE I FONDI PER I CORSI DI ITALIANO

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Il Governo ha dichiarato il suo impegno per reintegrare i fondi per i corsi di lingua e cultura italiana organizzati dagli enti gestori al livello del 2015. E’ questa la risposta che il Sottosegretario Enzo Amendola ha dato per conto dell’esecutivo all’interrogazione urgente che abbiamo presentato subito dopo avere appreso la notizia di una riduzione di 2 milioni e 625 mila euro per il 2016.
Tale contrazione era avvenuta a seguito della rimodulazione della spesa che il Ministero delle Finanze ha richiesto a ciascun ministero, MAECI compreso. Nell’interrogazione avevamo sottolineato fortemente l’esigenza di non colpire ulteriormente un settore sicuramente strategico per la proiezione dell’Italia nel mondo, quale la promozione all’estero della lingua e della cultura italiana.
La contrazione prefigurata avrebbe colpito attività di formazione già avviate da quegli enti gestori che dallo stesso Ministero erano stati sollecitati a rilevare i corsi lasciati scoperti per il mancato invio dall’Italia di personale di ruolo. Si potrebbe configurare concretamente una situazione di chiusura di non pochi corsi, di dispersione di alunni e di licenziamento di insegnanti. In più, la contrazione della spesa per queste attività, contenuta negli ultimi anni a seguito di emendamenti di iniziativa parlamentare, diventerebbe ancora più preoccupante per il 2017 e il 2018, in quanto la proiezione triennale della Stabilità prevede per questi anni una spesa di circa 6 milioni, praticamente la metà di quanto investito nel 2015.
L’impegno del Governo tende a porre rimedio, dunque, ad una situazione passibile di deleterie conseguenze sul sistema di promozione culturale dell’Italia nel mondo.
Abbiamo preso atto, con la replica fatta dall’On. Tacconi a nome di tutti noi, della confortante risposta del Sottosegretario Amendola. Nello stesso tempo, abbiamo ribadito il nostro impegno nel seguire i successivi sviluppi della questione e richiamato l’esigenza di riequilibrare le risorse disponibili in questo campo anche per gli anni successivi.

PRESENTATA LA PROPOSTA DI LEGGE PER LA RIDUZIONE IMU ANCHE PER GLI EMIGRATI SU ABITAZIONE DATA IN COMODATO D’USO

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Ritenendo ingiusto e irragionevole che gli italiani residenti all’estero non debbano usufruire delle agevolazioni fiscali sull’IMU concesse agli italiani residenti in Italia i quali danno in comodato d’uso l’immobile di loro proprietà ad un parente in linea retta, ho presentato una proposta di legge che estende anche ai nostri connazionali la riduzione del cinquanta per cento della base imponibile dell’IMU nel caso in cui il loro immobile sia dato in comodato d’uso  ad un parente in linea retta e collaterale  fino al secondo grado, includendo quindi, oltre a figli e genitori, anche nonni e fratelli.
È noto che la legge di stabilità per il 2016 ha introdotto la riduzione del cinquanta per cento della base imponibile IMU per gli immobili dati in comodato d’uso a figli o genitori. Il beneficio si applica purché il contratto sia registrato e il comodante possieda un solo immobile in Italia, e risieda anagraficamente nonché dimori abitualmente nello stesso comune in cui è sito l’immobile concesso in comodato. Esclusi da tale beneficio sono i cittadini italiani residenti all’estero i quali danno in comodato d’uso l’immobile posseduto in Italia ai loro parenti.
Come è noto molti cittadini italiani residenti all’estero devono attualmente pagare l’IMU, la TASI e la TARI sull’immobile posseduto in Italia (con l’esclusione dei pensionati che devono pagare solo la TARI ridotta di due terzi).
La proposta di legge, cofirmata anche dai colleghi del PD Porta, La Marca, Farina, Garavini e Tacconi, si propone di rispondere alle particolari specificità e condizioni dei cittadini italiani residenti all’estero proprietari di immobili sul territorio dello Stato. La proposta di legge, infatti, vuole evitare trattamenti che penalizzano i nostri connazionali i quali concedono l’utilizzo del loro immobile a loro parenti evitando così il decadimento dello stesso e mettendo a disposizione di propri parenti (la proposta di legge prevede fino al secondo grado e cioè oltre che a genitori e figli anche a nonni e fratelli) la possibilità di abitare gratuitamente in un alloggio seppur pagando tutte le tasse comunali (TASI, TARI, ecc.) se previste.
La proposta di legge prevede quindi che il beneficio della riduzione del cinquanta per cento della base imponibile IMU si applichi anche alle unità immobiliari, fatta eccezione per quelle classificate nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9, possedute da cittadini italiani iscritti all’AIRE da almeno tre anni concesse in comodato dal soggetto passivo ai parenti in linea retta e collaterale entro il secondo grado che le utilizzano come abitazione principale, a condizione che il contratto sia registrato e che il comodante possieda un solo immobile in Italia.

PER LO SVILUPPO DEL MEZZOGIORNO LA CAMERA RICONOSCE IL RUOLO ESSENZIALE DEGLI ITALIANI ALL’ESTERO

Sud-Italia
Nella seduta che la Camera ha dedicata all’esame delle mozioni sulla ripresa e lo sviluppo del Mezzogiorno è stata approvata la mozione a prima firma Covello, alla quale abbiamo dato la nostra adesione dopo avere contribuito ad integrarla con importanti riferimenti agli italiani all’estero.
Dall’inizio del ventesimo secolo, nelle diverse fasi della nostra emigrazione verso l’estero, più della metà degli emigrati italiani è partita dalle regioni meridionali, senza contare la mobilità interna che ha portato altri milioni di meridionali nelle aree del centro-nord. Una realtà non solo del passato, ma del presente, come testimoniano i flussi di “nuova emigrazione”, e probabilmente del futuro, come affermano gli analisti che prevedono entro la metà di questo secolo l’allontanamento di altri 4/5 milioni di persone.
Non è possibile pensare, dunque, alla ripresa di questa importante parte del Paese, che la crisi degli ultimi anni ha messo in ginocchio, indipendentemente dai processi migratori che ne hanno attraversato la storia e senza considerare le potenzialità di relazioni che nel mondo esistono per la presenza e e la consistenza sociale, economica e culturale di decine di milioni di meridionali di nascita e d’origine.
Abbiamo richiesto alla presentatrice Covello e al Gruppo del PD di tener conto di questa più innovativa e realistica visione; la nostra sollecitazione è stata pienamente accolta e ha portato ad integrare nel testo numerosi e impegnativi passaggi riguardanti gli italiani all’estero.
Il testo approvato, che è orami un documento di indirizzo per il Governo, recita dunque che “il Mezzogiorno, sul piano dell’internazionalizzazione, dei flussi turistici e della ricerca di investimenti, può usufruire delle notevoli potenzialità legate alla presenza in diversi continenti e in un gran numero di Paesi di milioni di persone di origine e dei loro discendenti, diventati ormai classi dirigenti nei rispettivi contesti di insediamento”.
Alla luce di questa premessa, nel dispositivo si impegna il Governo “nell’ottimizzazione del Masterplan e nella predisposizione dei programmi di internazionalizzazione, a verificare nell’ambito degli specifici progetti le possibilità di coinvolgimento e partenariato con i soggetti e le organizzazioni di origine italiana già attivi nel campo dell’intermediazione commerciale e finanziaria”. In più, nel punto in cui si decide di promuovere una struttura di scouters di elevatissimo profilo, coinvolgendo Invitalia, con lo scopo di individuare investimenti produttivi da allocare presso le aree industriali del Sud, si raccomanda di dedicare particolare attenzione “agli operatori italiani e di origine italiana che hanno raggiunto posizioni di rilievo nel tessuto produttivo e finanziario delle realtà di residenza”.
Nella parte dell’articolata mozione nella quale si parla degli impegni sul piano culturale e turistico, infine, abbiamo proposto e ottenuto che il Governo predisponga, “in collaborazione con le Regioni meridionali, progetti di promozione e ‘pacchetti’ di incentivi finalizzati al turismo di ritorno, con particolare riferimento alle aree interne del Mezzogiorno”.
Il Mezzogiorno, come è riconosciuto dai commentatori più autorevoli e accreditati, è il banco di prova della ripresa generale del Paese e di una sua nuova stagione di modernizzazione. Da questa prospettiva la Camera, a larga maggioranza, ha deciso che non solo non possono essere esclusi gli italiani all’estero, ma che addirittura il loro contributo possa essere un elemento importante per il futuro dell’Italia. Noi che conosciamo direttamente il peso che i meridionali hanno nella realtà dell’emigrazione italiana nel mondo, consideriamo questo passaggio come un atto di doveroso riconoscimento e, allo stesso tempo, di realismo e lungimiranza del Parlamento italiano.

CAMERA DEI DEPUTATI: LA RELAZIONE DI FEDI RECANTE LE VALUTAZIONI DEL CGIE

Nella seduta del “Comitato permanente sugli italiani nel mondo e la promozione del sistema paese” della III Commissione Affari Esteri della Camera dei Deputati dello scorso 27 gennaio, l’on. Marco Fedi ha svolto la relazione recante le valutazioni del Consiglio generale degli italiani all’estero (CGIE) per l’anno 2014, con proiezione per il triennio 2015-2017.
Di seguito il testo integrale della relazione.
“Colleghi deputati,
consentitemi di esprimere, a nome del Comitato e della Commissione Esteri, l’auspicio che il nuovo Consiglio Generale degli Italiani all’Estero possa insediarsi, nel più breve tempo possibile, attraverso il decreto di nomina che è ancora in attesa di approvazione da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Il rinnovo degli organismi di rappresentanza delle comunità italiane nel mondo è stato un importante passaggio per il quale il Governo si è impegnato e ora è necessario dare seguito a questo impegno politico mettendo tutto il sistema della rappresentanza di base, Com.It.Es. e C.G.I.E., in grado di operare e di svolgere il mandato previsto dalla legge.
Ricordo a noi stessi e al Governo che la legge deve essere applicata, che l’esigenza di una riforma, sentita da tutti, deve realizzarsi attraverso il confronto e la discussione, senza date di scadenza, evitando brusche accelerazioni e diktat monocamerali, ma piuttosto attraverso una serena riflessione che auspichiamo vogliano svolgere le forze politiche di maggioranza e opposizione. L’approvazione definitiva della riforma Costituzionale, con la definizione del nuovo assetto per la Circoscrizione estero, consentirà anche una discussione, libera da incertezze, sulla riforma dell’intero sistema della rappresentanza che deve garantire a nostro avviso un autentico compito consultivo, in grado di proporre dati, analisi e riflessioni, all’intero sistema politico italiano, sulle linee strategiche per una maggiore presenza italiana nel mondo.
Sulla relazione trasmessa al Parlamento, mi preme ricordare, in via preliminare, che la legge n. 368 del 1989, istitutiva del Consiglio generale degli italiani all’estero, annovera, all’art. 2, comma 1, lett. d), tra i compiti di questo organismo la redazione di una relazione annuale con proiezione triennale da presentare, tramite il Governo, al Parlamento, nella quale si valutino gli eventi dell’anno precedente e si traccino prospettive ed indirizzi per il triennio successivo.
Mi corre quindi l’obbligo di segnalare che, per quanto la Relazione faccia riferimento nella titolazione, così come previsto dalla normativa vigente, agli indirizzi per il triennio 2015-2017, questi non sembrano trovare precipuo spazio nel testo del documento, se non nella individuazione di una serie di proposte di riforma già all’attenzione del Consiglio e del Governo.
Il documento si compone pertanto di una premessa del Segretario generale, della relazione sui lavori dell’Assemblea plenaria, svoltasi a Roma dal 28 al 30 maggio, delle relazioni sui lavori del Comitato di Presidenza del 18-19 marzo, del 22-23 settembre e del 2-3 dicembre 2014, ed i documenti finali delle tre Commissioni continentali, mentre non risultano allegati i contributi delle otto Commissioni tematiche, che pure in passato avevano fornito spunti originali.
La premessa evidenzia i principali nodi affrontati dal CGIE nel corso del 2014, a partire dalla conversione in legge del decreto-legge n. 66 del 2014 che, nel quadro delle riforme adottate per il contenimento della spesa pubblica, la cosiddetta spending review, ha visto essenzialmente una rimodulazione di questo organismo nel numero dei suoi componenti, passati da 94 ad un totale di 63, nella composizione del Comitato di presidenza, passato da 16 a 9 membri, e nella convocazione, in via ordinaria, di una sola assemblea plenaria annuale. Nonostante questa modifica sostanziale alla composizione del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, questo rimane organismo di riferimento e di rappresentanza delle nostre comunità.
La relazione evidenzia positivamente come la decisione, da parte del Governo, di procedere con il rinnovo degli organismi di base, costituisca un riconoscimento del ruolo e delle funzioni che essi svolgono soprattutto sotto il profilo della rappresentanza globale degli italiani all’estero.
Nel 2014 è stato quindi raggiunto il lungamente atteso avvio delle operazioni per il rinnovo della rappresentanza di base delle comunità italiane nel mondo che ha posto fine alla sospensione protratta per lunghi anni: restano però intatte le preoccupazioni sull’elevato tasso di astensionismo verificatosi nelle consultazioni dell’aprile 2015.
La relazione dà altresì conto, in premessa, dei buoni risultati degli “Stati generali della lingua italiana nel mondo”, svoltisi a Firenze nell’ottobre 2014 che ha visto la partecipazione di componenti del CGIE ed un ruolo guida nel tavolo tematico dedicato a “Ruolo degli italofoni e delle comunità italiane all’estero”: il CGIE è un convinto sostenitore dell’importanza strategica di valorizzare il nostro patrimonio linguistico e culturale, che costituisce un elemento fondamentale per la promozione e lo sviluppo del Sistema-Paese e che ha trovato in questa legge di stabilità, anche a seguito degli interventi emendativi approvati su iniziativa parlamentare, alcuni primi significativi sostegni finanziari.
I punti salienti ai quali ancorare un nuovo sistema di promozione della lingua e della cultura italiane nel mondo possono individuarsi nel superamento di una visione settoriale ed assistenzialistica e nella loro valorizzazione come asset strategico capace di sostenere il riposizionamento dell’Italia nel contesto globale; la definizione di una prospettiva di forte rilancio dell’attrattività della cultura italiana in campo mondiale, non solo con riferimento ai  grandi ed indiscussi primati del passato ma ancor con riferimento alle grandi realizzazioni della modernità, dall’arte alla cultura materiale, dalla scienza agli life style creati dal gusto italiano.
In questa prospettiva si evidenza l’esigenza di puntare su unico centro direzionale e di coordinamento capace di programmare e razionalizzare l’intervento pubblico e dialogare sistematicamente con i soggetti privati che agiscono nel campo, superando la frammentazione e la sovrapposizione degli interventi, l’incomunicabilità tra le diverse strutture e la mancanza di coordinamento e di sinergie.
Ritengo sia importante raccogliere il contributo del CGIE in questo settore, soprattutto in vista di una riforma complessiva del sistema normativo di promozione della lingua e della cultura italiane all’estero che costituisce uno degli obiettivi legislativi di questa legislatura, molte volte annunciato ma finora rinviato.
Al di là delle relazioni sui lavori dell’Assemblea plenaria e del Comitato di Presidenza, che hanno dedicato uno spazio doveroso al progetto di riforma costituzionale con le connesse ricadute sul piano della rappresentanza degli italiani all’estero, i documenti finali delle Commissioni continentali affrontano temi centrali quali ad esempio la difficile riorganizzazione delle rete diplomatico-consolare, pesantemente sottodimensionata nella capacità di erogare servizi, soprattutto in aree economicamente emergenti, come l’America latina, ed in tutti i Paesi e le aree del mondo, dall’Europa all’Oceania all’America del Nord, dove si registrano nuove forme di mobilità rappresentate dalla nuova emigrazione italiana.
In particolare, la Commissione continentale per i Paesi anglofoni extra-europei richiama i macroscopici errori legati alla chiusura di alcuni importanti consolati, come Edmonton, Durban e  Newark, in realtà in cui il volume degli investimenti ed il tessuto di realtà produttive italiane ivi insediate richiedono particolare attenzione da parte delle autorità consolari italiane.
In questo senso il lavoro del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero ha consentito un utile confronto anche in sede parlamentare sulle proposte di rafforzamento della rete dei servizi nel mondo e sulla necessità di garantire parità di trattamento ai connazionali nel mondo.
Per queste ragioni il Comitato della Commissione Affari esteri della Camera dei Deputati accoglie positivamente la relazione del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero augurando buon lavoro ai nuovi consiglieri”.
Marco Fedi

RIFORME COSTITUZIONALI: UN PASSO IN AVANTI VERSO UN SISTEMA ISTITUZIONALE PIÙ SEMPLICE ED EFFICIENTE

riforme-costituzionali1
Con il voto favorevole della Camera alla riforma della parte seconda della Costituzione il principale traguardo del Governo Renzi e della maggioranza che lo sostiene ha compiuto un decisivo passo in avanti. A questo esito abbiamo concorso con piena convinzione, per il bene che la riforma fa al sistema istituzionale italiano e, soprattutto, agli italiani, in Italia e all’estero. Il sistema istituzionale, se la riforma sarà confermata dal voto referendario dei cittadini, diventa più semplice, più veloce, più efficiente. Si supera finalmente il bicameralismo paritario, diminuisce il numero complessivo dei parlamentari e i costi della politica vengono ulteriormente ridimensionati, sia a livello centrale che regionale.
Sono obiettivi di cui si parla da decenni senza che si sia riusciti finora a fare concreti passi in avanti e di richieste che vengono quotidianamente reiterate da centinaia di migliaia di persone sui social network, alle quali si è risposto finora solo con furbizie propagandistiche e con campagne populistiche. Questo Governo e questa maggioranza, invece, stanno rispondendo con i fatti, portando finalmente all’approdo una riforma sempre invocata e sempre elusa.
E’ certamente legittimo discutere ed eventualmente dissentire sul modo come si pensa di raggiungere gli obiettivi proposti. Quello che è difficile sostenere è che una riforma che viene consegnata al popolo sovrano perché ne decida le sorti con una sua libera espressione di voto possa rappresentare, come in Parlamento rumorosamente hanno ribadito i soliti ignoti, una limitazione della democrazia.
La circoscrizione Estero, a serio rischio di cancellazione, viene invece mantenuta e il numero degli eletti nella nuova Camera, che avrà poteri esclusivi per la formazione del Governo e per l’approvazione di una larga parte dell’attività legislativa, è anch’esso pienamente confermato. Il carattere territoriale della composizione del Senato e la particolarità delle sue nuove funzioni comporta l’eliminazione dei sei eletti all’estero. Non ce ne rallegriamo, naturalmente, anche se la diminuzione di un terzo degli eletti all’estero corrisponde esattamente alla riduzione complessiva dei parlamentari che la riforma opera. Ma anziché piangere sul latte versato, riteniamo più produttivo aprire una riflessione generale sulla rappresentanza degli italiani all’estero, in dialogo con i COMITES, il CGIE e il mondo associativo, per porre le basi di una sua riorganizzazione complessiva, che porti al più presto ad un suo rilancio e ad un maggiore riconoscimento, sia a livello nazionale che regionale.
Il voto degli elettori, come si è detto, deciderà delle prospettive della riforma con il referendum confermativo che si dovrebbe svolgere ad ottobre. Dal suo esito, dipenderanno le sorti della stessa legislatura, che nel caso di conferma prenderebbe respiro fino alla scadenza naturale del 2018. Un atto di fiducia del popolo italiano nelle possibilità di ripresa del Paese e un tempo prezioso di lavoro che questo Governo ha dimostrato di saper utilizzare.
Siamo certi che gli italiani all’estero sapranno apprezzare il volto nuovo che l’Italia si sta dando, vale a dire il profilo di un Paese più moderno, più operoso e pronto ad assumere le decisioni, più efficiente. Noi che viviamo la vita delle nostre comunità all’estero sappiamo quanto sia importante per i nostri connazionali potersi rifare ad un’Italia più dinamica ed apprezzata nel mondo. Il referendum sarà l’occasione per fare un serio passo in avanti in questa direzione.
I Deputati PD Estero: Farina, Fedi, Garavini, La Marca, Porta, Tacconi

In evidenza – ITALIANI ALL’ESTERO


PENSIONI 1. PARTE L’ACCERTAMENTO PER “L’ESISTENZA IN VITA”, ECCO LE NOVITÀ

inps
È in corso di spedizione da parte dell’Inps (tramite Citibank) a circa 360.000 pensionati italiani residenti all’estero il plico contenente la lettera esplicativa e il modulo di attestazione per la verifica dell’esistenza in vita che dovrebbe contribuire ad assicurare – secondo l’Istituto previdenziale  – la correttezza dei flussi dei pagamenti dei trattamenti previdenziali e soprattutto a limitare i casi di pagamento di prestazioni dopo il decesso del pensionato.
Dopo una fase sperimentale che per i primi anni aveva creato non pochi problemi a pensionati  (e patronati) e all’Istituto a causa di procedure ancora da collaudare ed assestare, il sistema relativo al processo di spedizione ai pensionati all’estero della richiesta di fornire la prova annuale di esistenza in vita, è migliorato sensibilmente anche se in alcune realtà e in alcuni casi, che ci vengono sistematicamente segnalati, permangono importanti criticità.
Per quest’anno, a seguito delle lamentele di molti pensionati, l’Inps ha approntato delle modifiche alla modulistica per renderla più comprensibile e semplice da compilare.
Il modulo bilingue, per esempio, è stato predisposto su una sola pagina, ed è stata resa più facile (sempre secondo l’Inps) la compilazione del modello alternativo di accertamento di esistenza in vita per ricoverati, allettati e detenuti. Il modulo è stato personalizzato per ciascun pensionato: per questo motivo si dovrà utilizzare quello ricevuto da Citibank e non potranno quindi essere utilizzati moduli in bianco. Se il pensionato non dovesse ricevere il modulo o lo dovesse smarrire  potrà contattare il servizio di assistenza della Citibank. I moduli, su esplicita richiesta (anche da parte dei patronati), potranno essere inviati anche a mezzo di posta elettronica in formato PDF.
Le operazioni di verifica dell’esistenza in vita riguarderanno quest’anno non solo tutti i titolari di prestazioni Inps ma anche quelli Inpdap residenti all’estero ai quali si applicheranno le stesse procedure di controllo, sospensione e riemissione dei pensionati Inps.
L’Inps ha informato che gli interessati avranno 120 giorni di tempo per trasmettere alla Citibank la documentazione richiesta e cioè entro il 3 giugno 2016. In alcuni casi particolari (inadempimenti vari)  l’Inps valuterà la possibilità di localizzare a sportelli della Western Union la riscossione personale (prova dell’esistenza in vita) delle rate di luglio ed agosto.
Per quanto riguarda casi particolari e procedure alternative di attestazione dell’esistenza in vita, l’Inps, dopo aver realizzato che i pubblici funzionari di alcuni Paesi si sono a volte rifiutati di sottoscrivere il modello della Citibank, ha deciso di accettare le certificazioni di esistenza in vita emesse da enti pubblici locali. Tuttavia l’Inps fa sapere che nell’eventualità che i pubblici ufficiali locali, pur autenticando le firme dei pensionati, si rifiutino di riportare nel modulo le informazioni relative all’Istituzione di appartenenza e il nominativo del funzionario (ecc.), ha concordato con la Citibank di consentire ai pensionati di completare l’attestazione autenticata dal testimone accettabile con l’indicazione dell’Istituzione e del nome e cognome del funzionario che ne ha verificato l’identità. Altro problema: come è noto si verifica a volte che non sia indicato il cognome della pensionata da coniugata: in questi casi è stata confermata la possibilità che le pensionate interessate possano aggiungere o sostituire sui moduli di attestazione il loro cognome; anche in questo caso è necessaria l’attestazione da parte del testimone accettabile. Per i pensionati residenti nei Paesi anglosassoni – Australia, Canada, Regno Unito e Stati Uniti – l’Inps ricorda che  a partire dal 2015 ha fornito a Citibank una lista di operatori di Patronato che in base alla normativa locale hanno la qualifica di testimone accettabile. Questi soggetti sono autorizzati ad accedere a un portale specificamente predisposto da Citibank al fine di attestare in forma telematica l’esistenza in vita dei pensionati. Per evitare l’invio postale essi hanno la facoltà di utilizzare infatti il metodo di trasmissione telematica messo a loro disposizione dalla Citibank. Infine l’Inps rammenta che è attivo il Servizio Clienti a supporto dei pensionati visitando la pagine web www.inps.citi.com  o inviando un messaggio di posta elettronica all’indirizzo inps.pensionati@citi.com o telefonando ad uno dei numeri verdi indicati nella lettera esplicativa appena inviata.
Ai Patronati quest’anno è stata resa disponibile la procedura per l’acquisizione dei dati reddituali in concomitanza con l’invio dei moduli da parte di Citibank, per facilitare e migliorare l’efficienza delle procedure. Consigliamo quindi vivamente a tutti i nostri pensionati residenti all’estero di rivolgersi ad un Patronato di loro gradimento per ottenere tutta l’assistenza necessaria e auspichiamo che quest’anno si riducano sensibilmente problematicità e intoppi vari.

PENSIONI 2. IL TRATTAMENTO MINIMO ALL’ESTERO: NUOVE REGOLE E PERICOLO DI SOSPENSIONE

Integrazione al trattamento minimo, maggiorazioni sociali e assegni al nucleo familiare, sono le prestazioni “accessorie” più ambite dai nostri connazionali pensionati residenti all’estero i quali sono spesso titolari di pensioni in convenzione “a calcolo” di importi molto irrisori che vengono appunto integrati dalle prestazioni succitate quando sussistono i presupposti di legge. Tali prestazioni sono ancora esportabili nei Paesi extra-comunitari, ancorché con alcune limitazioni, mentre invece il TM e le relative maggiorazioni sono divenute inesportabili nell’ambito dell’Unione europea e del SEE (Spazio Economico Europeo) sin dal 1992.
Qui vogliamo informare i nostri connazionali dei nuovi importi del trattamento minimo e dei limiti di reddito per il diritto all’integrazione al trattamento minimo e sul pericolo, per alcuni connazionali pensionati, della sospensione cautelativa del trattamento minimo da parte dell’Inps.
Va premesso che a partire dal 1995, oltre al requisito reddituale, l’esportabilità all’estero del trattamento minimo è subordinata al possesso in Italia di un’anzianità contributiva minima pari a 10 anni di contribuzione in costanza di rapporto di lavoro , e cioè periodi di effettivo lavoro, riscatto di periodi di attività lavorativa e contribuzione figurativa purché collocata in un rapporto di lavoro (sono esclusi quindi i contributi volontari e il riscatto della laurea).
La concessione dell’integrazione al minimo ai residenti nei Paesi extra-comunitari è inoltre negata quando la somma della pensione estera con la pensione “a calcolo” italiana supera lo stesso trattamento minimo. Il trattamento minimo è un importo pensionistico che lo Stato, tramite l’INPS, corrisponde al pensionato quando la pensione, derivante dal calcolo dei contributi versati, è di importo molto basso, al di sotto di quello che viene considerato il “minimo vitale”. In tal caso l’importo della pensione spettante viene aumentato (“integrato”) fino a raggiungere una cifra stabilita di anno in anno dalla legge.
Per il 2016 il trattamento minimo, anche per le pensioni in convenzione, è pari a 501,89 euro mensili. Il reddito personale del pensionato non deve superare i 6.524,57 euro annui. Nel caso in cui il reddito del pensionato sia superiore a 6.524,57 euro l’anno, ma rientri nel limite dei 13.049,14 euro, l’integrazione spetta in misura ridotta, pari alla differenza tra 13.049 euro e il reddito conseguito. In caso di soggetti coniugati, i limiti reddituali da rispettare non sono solo quelli personali ma anche quelli coniugali: l’integrazione al trattamento minimo spetta qualora il reddito della coppia non superi 19.573,71 euro annui; se il reddito della coppia è compreso tra 19.573,71 euro e 26.098,28 euro, l’integrazione spetterà in misura ridotta.  L’integrazione spetta anche in caso di assegni di invalidità ma con regole diverse. E’ utile precisare che le pensioni maturate interamente con il sistema contributivo (assicurati successivamente al 31 dicembre 1995) e le pensioni supplementari non possono beneficiare dell’integrazione al minimo.  L’integrazione al minimo è strettamente legata ai redditi del pensionato e della coppia. Bisogna quindi valutare tutti i redditi personali e quelli del coniuge con la sola eccezione: dei redditi esenti da Irpef (pensioni di guerra, rendite Inail, pensioni degli invalidi civili, i trattamenti di famiglia, trattamento di fine rapporto, eccetera); la pensione da integrare al minimo; il reddito della casa di abitazione; gli arretrati soggetti a tassazione separata. Qualsiasi altro reddito sarà preso in considerazione ai fini del diritto.
Infine vale la pena segnalare per i pensionati residenti all’estero che l’Inps con un Messaggio del 15 gennaio 2016 ha ricordato che con una circolare del 1991 è stata introdotta la procedura di sospensione cautelativa dell’integrazione al trattamento minimo al compimento dell’età pensionabile prevista dall’ordinamento previdenziale del Paese convenzionato di residenza o comunque erogatore della prestazione estera.
Com’è noto l’integrazione al trattamento minimo viene da allora sospesa dal primo giorno del mese successivo a quello di compimento dell’età pensionabile estera.
L’Inps quindi informa che la richiesta di comunicare le notizie relative alla situazione pensionistica estera è stata inviata  ai titolari di pensioni in convenzione internazionale residenti all’estero e residenti in Italia, che nel corso dell’anno 2016 raggiungeranno l’età pensionabile prevista dai regimi assicurativi esteri.
I pensionati dovranno comunicare le informazioni richieste compilando il modello che troveranno allegato “SOSP/TM 1”. Se tale dichiarazione, ricorda l’Inps nella lettera inviata in questi giorni a tutti gli interessati, non dovesse pervenire tempestivamente ai loro uffici, a partire dal mese successivo a quello in cui essi compiranno l’età di pensionamento, non sarà  più pagato il trattamento minimo ma una pensione calcolata semplicemente in base ai contributi versati.

Consigliamo quindi ai pensionati contattati dall’Inps di rivolgersi ad un ente di Patronato – che fornirà l’assistenza gratuitamente – per ottenere un competente aiuto nella compilazione del modulo SOSP/TM1.


PENSIONI 3. ECCO I NUOVI REQUISITI PER LA PENSIONE INPS DAL 2016 ANCHE PER I RESIDENTI ALL’ESTERO

Come cambiano i requisiti anagrafici e contributivi per le pensioni italiane ed in pro-rata (cioè ottenute tramite l’attivazione di una convenzione internazionale di sicurezza sociale) per il 2016? In virtù delle modifiche legislative degli ultimi anni a decorrere dal 1° gennaio 2016 i requisiti di accesso alla pensione di vecchiaia, alla pensione anticipata e alla pensione di anzianità sono ulteriormente incrementati di 4 mesi ed anche i valori di somma di età anagrafica e di anzianità contributiva per coloro che perfezionano il diritto alla pensione di anzianità con il sistema delle c.d. “quote”- sono ulteriormente incrementati. Vediamo nel dettaglio i cambiamenti partendo dalle lavoratrici (come è noto esistono ancora delle differenze rispetto ai lavoratori ma per poco).  Per le lavoratrici del settore privato (giova ricordare che il settore pubblico è escluso ancora ed incredibilmente dagli accordi bilaterali di sicurezza sociale mentre invece è fortunatamente regolato dai Regolamenti Comunitari) per accedere alla pensione di vecchiata ci vorranno 65 anni e sette mesi di età e 20 anni di contribuzione. Per le lavoratrici autonome 66 anni e un mese. Per i lavoratori del settore privato ci vorranno 66 anni e sette mesi di età sia se dipendenti che autonomi, sempre con almeno 20 anni di anzianità contributiva – che per i residenti all’estero in un Paese convenzionato potrà essere perfezionata tramite il meccanismo della totalizzazione dei contributi.
Attenzione: per chi ha il primo accredito contributivo dopo il primo gennaio 1996, l’adeguamento alla speranza di vita si applica al requisito anagrafico previsto dalla Riforma Fornero; quindi, in pratica, l’età pensionabile, dal primo gennaio 2016 per la pensione di vecchiaia e con una anzianità minima contributiva di almeno cinque anni, è pari a 70 anni e 7 mesi. Inoltre è opportuno precisare che in attuazione di un decreto legge del 2010 dal 1° gennaio 2019 quest’ultimo requisito potrà subire ulteriori incrementi.
Invece per la “pensione anticipata” introdotta dalla legge Fornero del 2011 il requisito contributivo dal 2016 al 2018 sarà di 42 anni e dieci mesi per gli uomini e di 41 anni e dieci mesi per le donne, indipendentemente dall’età anagrafica, sempre perfezionabili ovviamente con il meccanismo della totalizzazione dei contributi da parte dei lavoratori che hanno versato nei Paesi di emigrazione convenzionati con l’Italia.
Infine, per il diritto alla pensione di anzianità con il sistema delle c.d. “quote” dal 1° gennaio 2016 al 31 dicembre 2018, i soggetti per i quali continuano a trovare applicazione le disposizioni in materia di requisiti per il diritto a pensione con il sistema di tali quote (e cioè i “salvaguardati” e gli addetti ai lavori usuranti – quindi categorie nelle quali non rientrano i lavoratori all’estero), possono conseguire il diritto ove in possesso di un’anzianità contributiva di almeno 35 anni e, se lavoratori dipendenti pubblici e privati, di un’età anagrafica minima di 61 anni e 7 mesi, fermo restando il raggiungimento di quota 97,6, e, se lavoratori autonomi iscritti all’Inps, di un’età anagrafica minima di 62 anni e 7 mesi, fermo restando il raggiungimento di quota 98,6.
Infine, vorremmo ricordare che il governo Renzi lo scorso anno ha più volte promesso l’introduzione nel corso del 2016 di un meccanismo di flessibilità del sistema previdenziale che anticiperebbe l’età pensionabile per chi lo desidera, con il pagamento tuttavia di una pensione di importo inferiore in maniera proporzionale agli anni di anticipo. Staremo a vedere se il Governo manterrà la sua promessa che ovviamente favorirebbe anche i nostri lavoratori residenti all’estero.

FISCALITÀ. ESENZIONE TOTALE DALLA TASI (OLTRE CHE DALL’IMU) PER I PENSIONATI ALL’ESTERO, MA PERSISTONO PROBLEMATICITÀ E DISPARITÀ

Per i pensionati residenti all’estero titolari di pensione estera o in convenzione internazionale (già esenti dall’IMU), la Legge di Stabilità per il 2016 ha stabilito l’esenzione totale dalla TASI (la Tasi è la tassa sui servizi indivisibili, vale a dire tutte quelle attività comunali che non possono essere offerte a domanda individuale come per esempio l’illuminazione pubblica, la manutenzione delle strade, i servizi anagrafici, la sicurezza, ecc.) che invece fino al 31 dicembre 2015 gli stessi soggetti  pagavano con uno sconto dei due terzi della somma dovuta.
L’esenzione è sancita dal comma 14 dell’articolo 1 della Legge di Stabilità che recita alla lettera b): “Il presupposto impositivo della TASI è  il possesso o la detenzione, a qualsiasi titolo, di fabbricati e di aree edificabili, ad eccezione, in ogni caso, dei terreni agricoli e dell’abitazione principale, come definiti ai sensi dell’imposta municipale propria di cui all’articolo 13, comma 2, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, escluse quelle classificate nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9”.
Quindi viene abolita la TASI per l’abitazione principale che è – fare attenzione – quella definita ai sensi dell’imposta municipale dal DL n. 201 del 6 dicembre 2011. Si tratta proprio del Decreto Legge che ha stabilito, dopo le modifiche introdotte nel 2014 grazie ai parlamentari eletti all’estero, che è considerata direttamente adibita ad abitazione principale una ed una sola unità immobiliare posseduta dai cittadini italiani non residenti nel territorio dello Stato e iscritti all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (AIRE) già pensionati nei rispettivi Paesi di residenza (e cioè titolari di pensione estera o in convenzione internazionale come ha chiarito il MEF con la Risoluzione n. 6/DF del 26 giugno 2015), a titolo di proprietà od usufrutto in Italia, a condizione che non risulti locata o data in comodato d’uso.
In sostanza, ai fini dell’esenzione totale dalla TASI, sull’abitazione principale,viene equiparata ad abitazione principale, e quindi esentata dal pagamento, anche l’unità immobiliare posseduta in Italia  dai nostri connazionali pensionati residenti all’estero. Nella legge di stabilità per il 2016, è bene chiarirlo, non ci sono invece novità che riguardano la TARI, e cioè la tassa sui rifiuti solidi urbani. Tale tassa rimane ridotta di due terzi per i pensionati italiani succitati, così come stabilito dall’art. 9/bis del DL n. 47 del 28 marzo 2014, convertito con modificazione dalla legge n. 80 del 23 maggio 2014. Per ricapitolare, l’attuale normativa perciò prevede che gli emigrati iscritti all’AIRE e “già pensionati nei rispettivi Paesi di residenza” sono esentati dal pagamento dell’IMU e della TASI e devono invece pagare la TARI in misura ridotta di due terzi.
Tutti gli altri italiani residenti all’estero dovranno pagare invece l’IMU, la TASI e la TARI.
Giova tuttavia ricordare che per le unità immobiliari possedute dai cittadini italiani residenti all’estero per le quali non risultino soddisfatte le condizioni di esenzione o riduzione di IMU, TASI e TARI, il comune competente può, comunque, stabilire per l’IMU, nell’esercizio della propria autonomia regolamentare, un’aliquota agevolata, purché non inferiore allo 0,46 per cento, atteso che la legge in vigore consente al comune di modificare l’aliquota di base, in aumento o in diminuzione, entro il limite di 0,3 punti percentuali.
Per quanto concerne, invece, la TASI, i comuni competenti possono, sempre nell’esercizio della propria autonomia regolamentare, arrivare all’azzeramento del tributo in virtù delle norme in vigore e possono, altresì, differenziare l’aliquota del tributo in ragione della destinazione degli immobili.
Per quanto riguarda infine la TARI ricordiamo che, sempre in virtù delle norme in vigore,  i comuni competenti possono prevedere, con regolamento, riduzioni tariffarie ed esenzioni di abitazioni occupate da soggetti che risiedano o abbiano la dimora, per più di sei mesi all’anno, all’estero.
Ci pare evidente, sebbene consideriamo positivo il fatto che la categoria dei pensionati sia stata agevolata, che rispetto a tutti gli altri cittadini italiani residenti all’estero ci sia bisogno di un intervento legislativo urgente e chiarificatore su una normativa macchinosa, di difficile interpretazione e soprattutto discriminante tra varie categorie di emigrati: a) pensionati e non pensionati, b) pensionati di pensione estera e pensionati di pensione italiana, c) pensionati residenti nel Paese che eroga la pensione e pensionati residenti in un Paese estero diverso da quello che eroga la pensione (per non parlare inoltre della possibilità di essere sottoposti all’ennesima procedura di infrazione da parte della UE per aver delimitato l’esenzione ai soli cittadini pensionati iscritti all’AIRE e non a tutti i pensionati cittadini europei proprietari di casa in Italia).
Ingiusta è infine la decisione normativa che ha tolto ai Comuni la facoltà di introdurre attraverso l’esercizio della propria autonomia regolamentare l’equiparazione ad abitazione principale ai fini dell’IMU degli immobili posseduti dai cittadini italiani residenti all’estero, pensionati o non, come invece accadeva fino al 2014.
Governo e Parlamento dunque si devono sentire responsabili e responsabilizzati e devono valutare l’opportunità di correggere una situazione di dubbia legittimità e di certa iniquità, eliminando le confusioni interpretative e le disparità di trattamento.

Segnalazioni


BERLINO, L’ORSO D’ORO PER IL MIGLIORE FILM AL REGISTA GIANFRANCO ROSI CON “FUOCOAMMARE”, STORIA DI MIGRANTI 

rosi
L’unico film italiano in corsa alla 66esima edizione del Festival di Berlino si è aggiudicato il massimo premio. Il documentario, che racconta il flusso dei migranti verso il nostro Paese, è stato girato da Rosi nell’isola di Lampedusa nel corso di un anno.
BERLINO – Fuocoammare, il docufilm di Gianfranco Rosi dopo Il sacro GRA – già premiato a Venezia – si aggiudica l’Orso d’oro al Festvial di Berlino. Si commuove Rosi e chiama sul palco della Berlinale il dottore Pietro Bartolo e l’aiuto regista del film premiato alla 66esima edizione, quest’anno dominata dal tema dell’immigrazione, dell’integrazione e con uno sguardo forte al Medio Oriente, all’Africa. Dice che “questo è un premio anche per i produttori”. Parla in inglese, poi in italiano.
La presidente della giuria Meryl Streep, al fianco del direttore Dieter Kosslick, legge il verdetto: “Film eccitante e originale, la giuria è stata travolta dalla compassione. Un film che mette insieme arte e politica e tante sfumature. È esattamente quel che significa arte nel modo in cui lo intende la Berlinale. Un libero racconto e immagini di verità che ci racconta quello che succede oggi. Un film urgente, visionario, necessario”. Sul palco, Rosi comincia il suo discorso: “Il mio pensiero più profondo va a tutti coloro che non sono mai arrivati a Lampedusa, a coloro che sono morti. Dedico questo lavoro ai lampedusani che mi hanno accolto e hanno accolto le persone che arrivavano. È un popolo di pescatori e i pescatori accolgono tutto ciò che arriva dal mare. Questa è una lezione che dobbiamo imparare”. (da La Repubblica)

ADDIO A UMBERTO ECO 

ECO
La cultura italiana è in lutto. È morto lo scrittore, filosofo e semiologo Umberto Eco. Aveva 84 anni. Il mondo perde uno dei suoi più importanti uomini di cultura contemporanei. Aveva appena lanciato una nuova casa editrice “La Nave di Teseo”, dopo aver rifiutato di restare in quella che lui chiamò “La Mondazzoli”, la fusione Mondadori-Rcs.