NEWSLETTER NUMERO 28 – 9 AGOSTO 2016

La newsletter di agosto>>


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La nota del mese

Basta un Sì …

Il lavoro per il Sì è iniziato anche nella ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide con due Comitati, Sì Down Under, in Australia, e Basta Un Sì in Tunisia.
In allestimento un sito collegato alla campagna ufficiale per il Sì ed un progetto di partecipazione allargata, video e audio, oltre che sui social, per i connazionali nel mondo.
Basta un Sì per un’Italia in cui si possa governare, mantenere gli impegni assunti con gli elettori, avere una maggioranza solida per fare leggi giuste ed approvarle rapidamente.
Basta un Sì: per l’Italia che vogliamo, in cui le leggi si fanno velocemente, in cui il Parlamento costi meno e produca di più, in cui il Governo nasca nell’unica Camera, in cui il Senato dei territori concorra all’esame delle proposte di legge facendo proposte alla Camera.

E le stelle stanno a guardare …

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Nel 60esimo anniversario di Marcinelle la storia ci pone di fronte ad una situazione molto complessa: ricordare chi ha perso la vita per il lavoro, ricordare chi ancora oggi muore di lavoro e per il lavoro, guardando a chi il lavoro lo cerca disperatamente e a chi parte, spinto dalla necessità di trovare un lavoro, dalle sponde di un mondo in guerra, in povertà, in disperazione, in crescente difficoltà.
La storia dell’emigrazione italiana nel mondo è stata caratterizzata da alcuni episodi che ne hanno determinato non solo la narrazione ma l’evoluzione sociale, culturale e politica. Marcinelle è la storia dei lavoratori italiani, dello sfruttamento, della disattenzione alla sicurezza sul lavoro, del sacrificio italiano nel mondo, degli accordi tra Paesi per avere manodopera a basso costo, dell’assenza di protezione sociale e del bisogno di una regolamentazione del lavoro: da allora abbiamo fatto grandi passi avanti, in tante direzioni, dal rispetto dei diritti umani alle legislazioni sulla sicurezza e sul lavoro. Eppure da Marcinelle è cambiato molto, ma non abbastanza.
Ancora oggi migranti muoiono sul posto di lavoro. Il tema del lavoro e della tutela del lavoro, è profondamente legato alla storia delle migrazioni. Per le ragioni sociali di un’emigrazione tradizionalmente formata da manodopera, spesso poco qualificata, ma oggi anche specializzata ed in competizione con la forza lavoro locale.
Per le ragioni culturali, di un’emigrazione che spesso ha difficoltà di inserimento e di integrazione nei contesti di primo insediamento. Per le ragioni politiche, di un’emigrazione usata per campagne demagogiche e populiste e quindi lontana dalla vera attenzione politica.
Il tema di Marcinelle si lega molto anche ai nuovi flussi migratori dal mondo. Dagli Stati Uniti all’Austria, il vento del populismo chiede la costruzione di muri e argini oppure la chiusura dei canali di collegamento e ascolto. Noi, con il ricordo di Marcinelle, vogliamo affermare principi e valori che ruotano attorno ai temi della tutela del lavoro, della solidarietà e dell’accoglienza.

Emigrazione e … pornografia

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Con grande senso di responsabilità cittadini italiani dall’Australia mi avevano segnalato questa vergogna: digitando http://www.museonazionaleemigrazione.it/ appare un sito che riporta, oltre ad un testo sul museo dell’emigrazione, dei link attivi a siti pornografici.
Mi attivo con analogo senso di responsabilità scrivendo al MIBACT  per segnalare questo fatto gravissimo.
Lo faccio fornendo una serie di dati molto precisi sulla collocazione e sulle coordinate del sito. Eppure, a distanza di 4 mesi da quella segnalazione, fatta il 23 marzo 2016, nulla è stato fatto. I beni culturali hanno scritto alla Farnesina che non solo è titolare dei contenuti del museo ma anche della registrazione iniziale del dominio. Eppure tutto rimane inalterato. La verità: nel passaggio dal vecchio museo dell’emigrazione del Vittoriano al nuovo museo dell’emigrazione di Genova, ci si è dimenticati della registrazione dei domini. In sostanza questo passaggio andava gestito garantendo rispetto e dignità al tema dell’emigrazione. Le cose non sono andate proprio così.

Diamo a Cesare quel che è di …

Nell’assestamento di bilancio 2016 è stato ripristinato il taglio che la spending review aveva imposto al settore scuola per lo stesso anno, di fatto vanificando l’aumento di risorse che alla Camera avevamo ottenuto in legge di stabilità. Abbiamo dato a Cesare quel che allo Stato compete, cioè il riconoscimento di una inversione rispetto al passato. Negli anni trascorsi, infatti, l’azione di recupero doveva avvenire unicamente in sede parlamentare, con un notevole problema nella compensazione da individuare tra capitoli e centri di spesa. 12 milioni di euro assestati sui quali però pende la spada di Damocle di un taglio già previsto che di fatto potrebbe dimezzare il capitolo. Su questo tema siamo già impegnati e lavoreremo come Deputati PD.

La propaganda … e l’azione seria

La collega di maggioranza Nissoli ha presentato due emendamenti all’assestamento, uno dichiarato inammissibile e l’altro respinto.
I due emendamenti arrivano tra l’altro dopo che il Governo ha fatto uno sforzo per recuperare tra le pieghe dello stesso dicastero e dello stesso centro di spesa ben 2.6 milioni. Il milione in più sarebbe arrivato dalle iniziative legislative programmate – incluse le ratifiche – oppure dalla gestione dei servizi. Senza peraltro comprendere fino in fondo le conseguenze di tale azione. Invitiamo nuovamente tutti ad assumersi responsabilità di maggioranza che non valgono solo per il PD. Chiedere di attingere a capitoli di spesa per spostare milioni di euro senza conoscerne le conseguenze, magari con la disinvolta certezza della bocciatura dell’emendamento, equivale a privilegiare la propaganda sulla sostanza. E’ un metodo che non mi trova d’accordo. Abbiamo il dovere di svolgere un’azione volta a stabilizzare l’attuale investimento di 12 milioni, magari cercando di alzare il livello, evitando che si torni indietro, alle cifre già programmate senza i miglioramenti che siamo riusciti ad introdurre con la nostra azione parlamentare.
Questo lavoro può essere fatto solo nella prossima legge di stabilità: consolidare un fondo credibile, dal quale partire per eventuali miglioramenti, per dare certezze alle famiglie e agli enti gestori e per creare le condizioni reali di applicazione della riforma del settore che il Governo sta preparando con il decreto sulla Buona Scuola.
Ancora una volta, dunque, invitiamo a raccogliere le forze e a coordinare gli sforzi evitando discutibili e nocive dispersioni propagandistiche.

Marco Fedi


MARCINELLE 1956-2016

Marcinelle a 60 anni dalla strage

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L’8 agosto 2016 ricorre il 60° anniversario del disastro minerario di Marcinelle.
Nella miniera del Bois du Cazier morirono 262 lavoratori provenienti da ogni parte del vecchio continente. 136 di loro erano italiani, emigrati in Belgio.

L’8 agosto si celebra la “Giornata del Sacrificio del Lavoro Italiano nel Mondo”, istituita il 1° dicembre 2001, nella ricorrenza della tragedia mineraria di Marcinelle, per ricordare i connazionali che persero la vita sul lavoro all’estero e riaffermare il diritto di ogni cittadino al lavoro e di ogni lavoratore a svolgere la propria professione in condizioni di sicurezza e di dignità ovunque nel mondo.
In questa giornata, in tutto il mondo, le nostre rappresentanze osservano un minuto di silenzio per commemorare le vittime del lavoro che hanno onorato il nostro Paese.

PER NON DIMENTICARE.

LA TRAGEDIA DEI MINATORI TRA RIMOZIONE E MEMORIA

Il servizio video di RaiNews

MARCINELLE, MEMORIE DAL SOTTOSUOLO

su Rai Storia ore 22:30


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REFERENDUM COSTITUZIONALE, COME VOTARE DALL’ESTERO
Basta un Sì, ovunque tu sia. 

Ci auguriamo che tutti i cittadini – che vivano in Italia o in qualsiasi altro paese del mondo – si formino un’opinione nei contenuti della riforma e partecipino a questa straordinaria prova di democrazia.
Una democrazia adulta è una democrazia dove i cittadini partecipano attivamente alla vita politica del proprio paese. Il prossimo appuntamento referendario coinvolge tutti noi italiani; inciderà profondamente sulle nostre istituzioni e sulla generazioni future, sui nostri figli.

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Per leggere i contenuti della riforma costituzionale, segui il link >>

Per esercitare il diritto di partecipazione al voto dall’estero, segui il link >>


Attività parlamentare 


CULTURA
INTERROGAZIONE: Mettere al sicuro il Museo nazionale dell’emigrazione e ripensarne l’impostazione scientifica.

Una forte denuncia a firma di un autorevole editorialista, Gian Antonio Stella, attento alle vicende dell’emigrazione italiana e autore lui stesso di best seller e spettacoli sull’argomento, ha richiamato nel modo meno sperato l’attenzione sul Museo dell’emigrazione italiana. O meglio su quanto ne resta dopo le incerte vicende degli ultimi anni. Tuttavia, diversamente da quanto leggiamo nell’articolo, è accaduto che il dominio museonazionaleemigrazione.it sia stato “vittima” di un caso di domain grabbing (accaparramento di nomi a dominio). Un certo “Jose Gio” ha infatti acquistato il dominio e creato un sito dove, nascosti tra le righe di quelli che sembravano articoli seri, ha inserito una serie di parole chiave che facevano preciso riferimento e reindirizzavano a siti e contenuti pornografici. Il sito stesso veniva indicizzato da Google come sito ufficiale del museo e dunque, considerando la reputazione del motore di ricerca, non vi era alcun dubbio che il sito fosse legittimo. La cosa dispiace per il fatto in sé e anche per l’esempio di distrazione e lentezza che si è dato ad una platea internazionale, dal momento che l’On. Fedi già nel mese di marzo aveva segnalato la cosa ai ministeri interessati.

Quello che più importa, ora, è parlare del Museo dell’emigrazione, non per gli incidenti di percorso, ma per il suo destino e per il suo rilancio. E’ quello che abbiamo fatto con una nostra interrogazione, a prima firma Fedi, al Ministro degli esteri e al Ministro dei beni e attività culturali. In essa, oltre a chiedere in quale modo si pensa di mettere in sicurezza un sito che dovrebbe raccogliere la vicenda storica e umana di milioni di italiani, contribuendo anche a dare un’immagine dell’Italia all’estero, abbiamo posto la questione ben più cruciale del destino e dell’impostazione del Museo.

Si ricorderà, infatti, che il Ministro Franceschini nello scorso autunno ha annunciato la fine della provvisoria ospitalità presso il Vittoriano a Roma e l’avvio di una fase di concertazione con i rappresentanti delle istituzioni locali liguri per il trasferimento del MEI presso il Museo del Mare (MUMA) di Genova. In più occasioni e anche in contatti diretti, abbiamo manifestato la nostra disponibilità a considerare in modo aperto questa eventualità, offrendo anche la nostra collaborazione, se ritenuta utile. Il vero problema è che il Museo è nato male e vissuto peggio, dal momento che fin dalla sua origine è stato svuotato dell’iniziale impostazione, delineata nel 2008 dal Governo Prodi, dal Ministro D’Alema e dal Vice Ministro Danieli, oltre che dagli eletti all’estero dell’epoca, che lo concepiva, in linea con le più innovative esperienze internazionali, come museo delle migrazioni, in uscita e in entrata, e come asse di coordinamento di una rete di musei e di centri di ricerca nazionali e internazionali, realizzata tramite un ampio ricorso alla multimedialità. La questione più importante, dunque, è quella di vedere se nella fase che si apre, nel nuovo progetto scientifico del Museo nazionale dell’emigrazione si riesca a salvaguardare l’esigenza di rispondere all’originaria impostazione di esso, caratterizzandolo come luogo di rappresentazione del paese sia sul versante dell’esodo e delle nuove mobilità che su quello dell’approdo e dell’accoglienza, nonché come rete di connessione e di valorizzazione delle altre istituzioni museali esistenti. Per quanto ci riguarda, abbiamo da tempo dato un nostro contributo presentando un disegno di legge ancorato a questi concetti.

Sarebbe certo utile se su queste cose si evitassero reazioni localistiche e si aprisse – in Italia e all’estero, tra gli esperti e tra i rappresentanti delle nostre comunità – un confronto di orientamenti e di posizioni, che certo non ci vedrà estranei.

L’INTERROGAZIONE PRESENTATA


DIRITTI PREVIDENZIALI
INTERROGAZIONE: Ratifica dell’accordo sulle pensioni con la Nuova Zelanda.

NZ
In attesa da quasi 20 anni i 4000 italiani residenti in Nuova Zelanda non capiscono i motivi per i quali Governo e Parlamento italiani non hanno ancora ratificato l’accordo di sicurezza sociale già firmato nel 1998 e approvato dal Parlamento neozelandese. Ho presentato perciò una interrogazione ai Ministeri degli Affari Esteri e del Lavoro per capire le ragioni del ritardo, per spiegare l’importanza dell’accordo per i nostri connazionali, per sollecitare la ratifica.

Nell’interrogazione, sottoscritta anche dai deputati Farina, Garavini, La Marca, Porta, Tacconi – sottolineo che l’accordo con la Nuova Zelanda è molto importante perché mira a coordinare i rispettivi sistemi di sicurezza sociale e favorire l’accesso delle persone che si spostano da un Paese all’altro alle prestazioni di sicurezza sociale e pensionistiche previste dalle rispettive legislazioni.

Ho ricordato al Governo che nel mese di febbraio 2014 il Consiglio dei Ministri aveva approvato l’accordo di sicurezza sociale con la Nuova Zelanda, insieme agli accordi con Canada, Israele e Giappone, (che successivamente venivano ratificati dal Parlamento italiano) ma poi si era “dimenticato” di accompagnarlo all’approvazione parlamentare. Giova ricordare che le associazioni rappresentative degli italiani residenti in Nuova Zelanda e la stessa comunità italiana hanno da tempo sottoscritto una petizione per sollecitare le autorità competenti italiane – Governo, Parlamento e Istituzioni – ad adoperarsi per la ratifica dell’accordo. Per ciò che riguarda le perplessità sollevate sul lungo tempo trascorso dalla firma dell’accordo ho argomentato più volte e in numerose sedi istituzionali e politiche che nonostante il tempo trascorso, l’accordo si potrebbe ratificare, ed in seguito, adottando le procedure amichevoli previste da tutte le convenzioni di sicurezza sociale stipulate dall’Italia, potrebbe essere aggiornato per riflettere le eventuali modifiche intervenute nei sistemi nazionali di sicurezza sociale dei due Paesi contraenti.

Nella mia interrogazione ho chiesto quindi ai ministeri competenti quali urgenti misure intendono adottare affinché sia ripreso e concluso l’iter procedurale e legislativo che porti alla ratifica dell’accordo di sicurezza sociale tra Italia e Nuova Zelanda, siano tutelati tanti nostri connazionali emigrati in Nuova Zelanda e rispettati gli impegni formalmente presi quando l’accordo fu firmato quasi venti anni orsono, siano soddisfatte le legittime aspettative di tanti italiani residenti in Nuova Zelanda e siano così consolidati e rilanciati i già buoni rapporti che intercorrono tra i due Paesi.

L’INTERROGAZIONE PRESENTATA


In evidenza 


LINGUA E CULTURA
I fondi per gli enti gestori e il rafforzamento dei servizi consolari
nel parere della Commissione Esteri sull’assestamento di bilancio 2016

La Commissione esteri della Camera ha espresso il suo parere favorevole su tre importanti provvedimenti di carattere finanziario: il Rendiconto per l’amministrazione dello Stato per il 2015, l’Assestamento di bilancio del 2016 e la Tabella n. 6 sullo stato di previsione del Ministero degli esteri per il 2016.
Per quanto ci riguarda, questo passaggio ci offre importanti riferimenti. Il primo è che per gli ultimi due anni si conferma il trend di recupero, anche se in cifre assolute compatibili con l’attuale situazione delle finanze dello Stato, della spesa del Ministero degli esteri, dopo le forti riduzioni degli anni passati. Siamo ai primi passi, ma indubbiamente questa è la strada da percorrere. I maggiori investimenti vanno alla cooperazione allo sviluppo, che dopo la fresca riforma entra finalmente a regime, contribuendo al rilancio di un ruolo attivo dell’Italia soprattutto nelle aree in sviluppo, che sono anche quelle nelle quali è importante, nella situazione di forti tensioni internazionali che attraversiamo, che il nostro Paese dia di sé un’immagine collaborativa e solidale.
Il secondo è che nei documenti approvati vi sono importanti segnali dell’attenzione che il Governo sta manifestando su alcune questioni riguardanti gli italiani all’estero. Questioni di grande sensibilità per le nostre comunità e per le loro rappresentanze e da noi costantemente evocate e riproposte in sede politica e parlamentare. Nell’Assestamento, infatti, è certificato il reintegro di 2,6 milioni di euro per i corsi di lingua e cultura italiane all’estero promossi dagli enti gestori. Non era scontato, anzi era difficile ottenerlo per via dei persistenti problemi finanziari e nonostante il leale impegno del Ministro Gentiloni e del Sottosegretario Amendola, manifestato per la prima volta, all’indomani della legge si Stabilità, proprio in risposta ad una interrogazione presentata dal collega Tacconi e da tutti noi. È avvenuto, e questo è positivo non solo per evitare che il sistema di promozione linguistico-culturale regredisca, ma anche per preparare posizioni più solide per dare la stessa battaglia in occasione della prossima legge di Stabilità.
Nella relazione ai provvedimenti e nel parere espresso a maggioranza dalla Commissione, inoltre, viene ripreso un impegno sul quale stiamo concentrando da qualche tempo molte energie, quello di stabilire per legge l’attribuzione dei proventi delle percezioni consolari, in particolare quelle dei 300 euro per le richieste di cittadinanza, al Ministero degli esteri perché siano utilizzate per il rafforzamento dei servizi ai nostri connazionali residenti all’estero e, in consistente percentuale, siano destinate ai consolati percettori dove più gravi sono le giacenze e le lentezze per le pratiche di cittadinanza.
Si tratta di passi in avanti che consentono di far maturare il livello di sensibilizzazione sulle possibili soluzioni da dare alle questioni aperte e di continuare sulla strada di un progressivo e concreto riconoscimento del ruolo e delle attese degli italiani all’estero.

PREVIDENZA
Approvata la legge delega per interventi sociali a sostegno del reddito.
Salvaguardate le maggiorazioni sociali dei pensionati italiani residenti all’estero

La Camera ha approvato un importante provvedimento a sostegno dei redditi bassi e per il riordino dei servizi sociali. Si tratta del Disegno di Legge Delega 3594, recante norme relative al contrasto alla povertà, al riordino delle prestazioni e al sistema degli interventi e dei servizi sociali, collegato alla legge di stabilità 2016, che istituisce un fondo strutturale «per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale, Al provvedimento sono assegnate le risorse di 600 milioni di euro per l’anno 2016 e di 1.000 milioni di euro a decorrere dal 2017. Abbiamo votato con assoluta convinzione un provvedimento che concretamente migliorerà le condizioni sociali ed economiche di tante famiglie e pensionati. E siamo riusciti ad evitare – grazie ad un emendamento presentato in Commissione dai deputati PD eletti all’estero – che si determinasse un danno per i pensionati residenti all’estero a seguito della cancellazione di maggiorazioni sociali che, in molte parti del mondo, soprattutto in America Latina, avrebbe inciso sulla qualità della vita di tanti connazionali. Le prestazioni contributive legate al reddito, infatti, non sono esportabili in ambito UE e non vengono sostanzialmente corrisposte, o vanno poi restituite, in presenza di redditi elevati.

E’ ora urgente un’azione del Governo tesa ad affrontare il fenomeno della povertà e della regressione sociale anche tra gli italiani residenti all’estero, senza ridurre prestazioni e tagliare risorse pensate e stanziate per aiutare i più deboli e i più bisognosi. Sarà necessario garantire anche per il futuro forme di sostegno assistenziali e previdenziali per le nostre collettività residenti all’estero, come le maggiorazioni sociali e gli assegni familiari collegati alla titolarità di pensioni italiane. Le misure, naturalmente, dovranno essere rivolte a soggetti che si trovino effettivamente in una situazione di disagio economico, da verificare attraverso puntuali ed efficaci strumenti di rilevazione reddituale.


LOTTA ALLA POVERTÀ: LA LEGGE DELEGA
La Camera dei deputati ha approvato, in prima lettura, la delega recante norme relative al contrasto della povertà, al riordino delle prestazioni e al sistema degli interventi e dei servizi sociali. Si tratta di un provvedimento collegato alla legge di stabilità 2016 che avvia un intervento strutturale di contrasto alla povertà, con risorse la cui entità non è mai stata stanziata a tale scopo: è la prima volta nel nostro Paese che in un piano di lotta alla povertà c’è un capitolo di spesa permanente nel bilancio dello Stato che prevede, intanto, un miliardo di euro ogni anno.

LA SCHEDA DEL PROVVEDIMENTO >>


Pensione ai superstiti in convenzione anche agli  studenti-lavoratori residenti all’estero

Nei suoi messaggi e nelle sue circolari spesso l’Inps, come d’altronde il legislatore italiano, non specifica se certe norme si applicano anche agli italiani residenti all’estero. E allora spesso ci proviamo a farlo noi. È il caso di un recente messaggio dell’Inps relativo al riconoscimento e al mantenimento del diritto alla pensione ai superstiti in favore dei figli studenti nel periodo di svolgimento dell’attività lavorativa o durante il periodo di “vacatio studii” che, per logica e prassi consolidata, secondo noi deve applicarsi anche ai giovani studenti residenti all’estero e superstiti di genitori anch’essi residenti all’estero pensionati o assicurati (quest’ultima qualifica viene mantenuta grazie al meccanismo dell’assimilazione dei territori e della contribuzione previsto dalle convenzioni internazionali di sicurezza sociale). La normativa italiana stabilisce che i figli superstiti i quali alla data della morte del genitore pensionato (o assicurato) hanno più di 18 anni di età, sono studenti e non prestano lavoro retribuito, hanno diritto alla pensione ai superstiti fino al compimento del 21° anno di età, in caso di frequenza di scuola media o professionale, ovvero, fino al compimento del 26° anno di età, in caso di frequenza di università. E se i figli superstiti lavorano, hanno comunque anche loro diritto alla pensione ai superstiti? Ce lo spiega l’Inps nel suo messaggio n. 2758 del 21 giugno u.s.. Il figlio superstite che alla data della morte del genitore assicurato o titolare di pensione italiana (anche secondo noi se residente all’estero)  presti lavoro retribuito dal quale derivi un reddito annuo inferiore al trattamento minimo italiano annuo di pensione maggiorato del 30%, ha diritto alla pensione ai superstiti (ovviamente se il reddito supera tale limite, il diritto viene a cessare). Al fine del riconoscimento del diritto alla pensione ai superstiti, in sede della presentazione della domanda, il figlio ha l’onere di dichiarare, anche in via presuntiva, il reddito lordo di lavoro percepito nell’anno di morte del genitore, e successivamente comunicare ogni variazione del suo reddito per una eventuale revoca. Il diritto alla pensione ai superstiti a favore dei figli studenti, anche se residenti all’estero, è inoltre riconosciuto nel periodo di “vacatio studii” e cioè nel periodo compreso tra il completamento del secondo ciclo di istruzione e l’iscrizione all’università nonché tra il completamento del corso di laurea triennale e l’iscrizione al corso di laurea specialistica perché, spiega l’Inps, tali soggetti conservano lo status soggettivo di studente e il diritto a percepire la quota di pensione ai superstiti riconosciuta in loro favore, a condizione però che l’iscrizione al corso di studi successivo avvenga senza soluzione di continuità, entro la prima scadenza utile prevista dal piano di studi di nuova iscrizione. Ovviamente consigliamo a tutti coloro interessati ad ottenere informazioni più precise e dettagliate, di leggere con attenzione il messaggio dell’Inps in questione e, meglio ancora, di rivolgersi ad un patronato di fiducia che saprà fugare ogni dubbio sui diritti degli studenti-lavoratori superstiti residenti all’estero.


FISCO


In vigore il decreto sui “cervelli rimpatriati” con le agevolazioni fiscali
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È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’8 giugno (ed è quindi entrato in vigore) il Decreto che dispone l’attuazione del regime speciale per i lavoratori cosiddetti “rimpatriati” disciplinati dall’articolo 16 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 147. Sono perciò ora ufficiali le disposizioni attuative che regolano il bonus introdotto dal Governo per tale categoria di lavoratori. Si ricorderà che in un mio recente comunicato avevo stigmatizzato il ritardo del MEF nell’emanare il decreto che avrebbe dovuto armonizzare l’intreccio delle normative introdotte negli ultimi anni a favore del “rientro dei cervelli” in Italia e che aveva generato confusione tra i soggetti potenzialmente interessati.

Come si ricorderà l’articolo 16 (Regime speciale per lavoratori rimpatriati), comma 3, del d. lgs n.147 del 2015 stabiliva che con decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze, da emanarsi entro novanta giorni dalla data dell’entrata in vigore dello stesso d. lgs (7 ottobre 2015), sarebbero state adottate le disposizioni di attuazione per il coordinamento con le altre norme agevolative vigenti in materia, nonché relativamente alle cause di decadenza dal beneficio.

Il Decreto del MEF stabilisce infatti che le agevolazioni fiscali di cui all’art. 16, comma 1, del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 147 – in pratica si tratta di una riduzione dell’imponibile del 30 per cento del reddito complessivo prodotto in Italia da soggetti che trasferiscono la residenza nel territorio dello Stato – trovano applicazione, a decorrere dall’anno 2016, per il periodo d’imposta del predetto trasferimento e per i successivi quattro, al verificarsi delle seguenti condizioni:

  1. i lavoratori non sono stati residenti in Italia nei cinque periodi di imposta precedenti il predetto trasferimento e si impegnano a permanere in Italia per almeno due anni;
  2. l’attività lavorativa è svolta presso un’impresa residente nel territorio dello Stato in forza di un rapporto di lavoro instaurato con questa o con società che direttamente o indirettamente controllano la medesima impresa, ne sono controllate o sono controllate dalla stessa società che controlla l’impresa;
  3. l’attività lavorativa è prestata nel territorio italiano per un periodo superiore a 183 giorni nell’arco di ciascun periodo d’imposta;
  4. i lavoratori svolgono funzioni direttive e/o sono in possesso dei requisiti di elevata qualificazione o specializzazione come definiti dai decreti legislativi 28 giugno 2012, n. 108, e 6 novembre 2007, n. 206. 2. Sono altresì destinatari delle medesime agevolazioni i cittadini dell’Unione europea, in possesso di un titolo di laurea che hanno svolto continuativamente un’attività di lavoro dipendente, di lavoro autonomo o di impresa fuori dall’Italia negli ultimi ventiquattro mesi o più, e i cittadini dell’Unione europea che hanno svolto continuativamente un’attività di studio fuori dall’Italia negli ultimi ventiquattro mesi o più, conseguendo un titolo di laurea o una specializzazione post lauream.

È importante sottolineare che il Decreto del MEF dispone l’incompatibilità con la contemporanea fruizione dei benefici disposti dall’articolo 44 del Dl 78/2010, per il rientro dei “cervelli”, e la necessità di mantenere la residenza in Italia per almeno due anni, per non perdere le agevolazioni fiscali e non dover restituire quanto già fruito con l’aggiunta di sanzioni e interessi.


In vigore l’accordo italo-svizzero che elimina il segreto bancario 
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È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 13 luglio ed è quindi entrato in vigore il protocollo che modifica la convenzione bilaterale tra Italia e Svizzera del 1976 per evitare le doppie imposizioni fiscali. A questo punto i due Paesi possono scambiarsi le informazioni fiscali secondo il vigente standard internazionale sullo scambio di informazioni su domanda, soddisfacendo così le esigenze dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) in materia di assistenza amministrativa in ambito fiscale. Va ricordato che le nuove disposizioni riguardanti lo scambio di informazioni su richiesta sono applicabili per fatti avvenuti a partire dal 23 febbraio 2015, giorno in cui Svizzera e Italia avevano firmato il Protocollo.
L’accordo ha avuto un iter complesso per i numerosi punti controversi ma tuttavia ora consente alla Svizzera di uscire dalla “black list” italiana dei paradisi fiscali. Il testo fa parte di un insieme di accordi tra Italia e Svizzera volti a disciplinare e regolare tutta una serie di questioni fiscali tra i due Paesi e a regolare alcune questioni in materia di imposte sul reddito e sul patrimonio . Inoltre, e soprattutto, con l’entrata in vigore dell’accordo viene praticamente eliminato il sistema del segreto bancario svizzero che non potrà più essere opposto alle autorità fiscali italiane da parte delle autorità e delle banche svizzere.
In virtù di quanto disposto dall’accordo, le autorità dei due Stati contraenti sono tenute a scambiarsi le informazioni fiscali quando esse sono effettivamente rilevanti per l’applicazione delle normativa nazionale relativa a tutte le imposte. Purtuttavia tali informazioni sono tutelate sotto i profili della privacy secondo la legislazioni nazionali e sono perciò comunicate solo alle autorità che si occupano dei controlli fiscali e rivelate sono nel corso di una eventuale procedura giudiziaria.
In generale, lo scambio di informazioni fiscali ha lo scopo di garantire la trasparenza, vietando però agli stati contraenti di: “Intraprendere una ricerca generalizzata e indiscriminata di informazioni (fishing expedition) o di domandare informazioni la cui rilevanza in merito agli affari fiscali di un determinato contribuente non è verosimile».

NOTIZIE


CIRCOSCRIZIONE ESTERO: STIMOLANTE E POSITIVO INCONTRO A AUCKLAND CON COMITES E COMUNITÀ ITALIANA 

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Auckland sorprende per la sua capacità di sorprendere. 
Nei cambiamenti climatici.All’aeroporto ci accoglie un cielo incerto che promette tutto e consegna il meglio di una giornata di pieno inverno: nuvole grevi, raggi di sole dirompenti, poi pioggia e vento e un temporale serale dal quale non è uscito indenne neanche chi si era dotato di ombrellone.
Nella sua umanità. La sera a cena conosciamo una diversità e ricchezza culturale inaspettate. In quattro, Marco, Sandro, Wilma e Gabriella, in un ristorante di Parnell, il Woodpecker Hill, in cui il piacere per la cena a base di piatti di un’innovativa cucina “fusion” si arricchisce dell’attenzione dei camerieri per quel piccolo testimone d’Italia che davanti a loro parlava e rideva. In una lingua nota a chi, come ci hanno poi raccontato, ama trascorrere vacanze e momenti di gioia nella penisola: l’Italia piace a tutti, attrae, trasporta anima e cuore e, grazie a Dio, anche portafogli.
Nella sua splendida comunità italiana. La domenica mattina Sandro Aduso, Presidente del Comites, letteralmente pianta la bandiera italiana davanti all’ingresso della Ferndale House di Mount Albert. La scena fa pensare all’arrivo sulla vetta di un picco conquistato o all’affermazione che in quel territorio abbiamo il diritto di esserci, oppure, più semplicemente, al messaggio che ci siamo, siamo italiani e “we are open for business”. Sì, perché la bandiera è il richiamo agli altri componenti del Comites – i “comitesini”, come li chiamano scherzosamente –, è il segnale che la chiave elettronica fornita dal Comune ha aperto l’ingresso della splendida abitazione coloniale all’orario previsto, e quindi “ci siamo”, siamo pronti per la comunità italiana.
Nel suo Comites, ricco di vitalità ed energia.Inizia, così, un lavoro intenso, di riflessione, analisi e proposta mentre fuori si alternano pioggia, grandine, vento e sole. I temi del giorno sono molti. Si parte con la scuola e la richiesta molto interessante è di verificare la situazione e le dinamiche delle scuole locali pubbliche, per sostenere soluzioni positive e anche per verificare quali spazi esistano per la nostra comunità. Capire e poi progettare gli interventi. Con un obiettivo ambizioso ma non irraggiungibile: l’inserimento dell’italiano nell’ordinamento scolastico locale. Si decide che sarà un sottocomitato a gestire il progetto.
Penso alle nostre strane dispute, spesso anche con chi dovrebbe stare dalla nostra parte, per avere risorse da destinare a questi obiettivi. Penso che se non si interromperà una volta per tutte la sequenza dei tagli non riusciremo a dare segnali positivi a chi ce li chiede, fosse anche solo per sostegno morale. Mi batterò con loro, per dare risposte positive e segnalerò l’importanza di questo primo fondamentale passo.
Affrontiamo, poi, il tema dell’accordo di sicurezza sociale. Ricordo lo strano episodio: l’accordo è approvato dal Consiglio dei Ministri con altre ratifiche e poi sparisce nel nulla.
Certo, si tratta di piccole comunità, sia i neozelandesi in Italia che gli italiani in Nuova Zelanda. Sottolineo che l’impatto economico è minimo e che le modifiche intervenute nel frattempo – parliamo di un accordo firmato 18 anni orsono – possono essere inserite in uno scambio di note. Una petizione popolare ha raccolto oltre 700 firme proprio per chiedere che vi sia un’accelerazione. L’Italia potrebbe dare un segnale positivo anche in questo campo, se lo volesse. Penso che anche i camerieri del Woodpecker Hill sarebbero felici se apprendessero che il Paese dove trascorrono le vacanze e che amano più d’ogni altro, rispetta gli impegni assunti.
Parliamo, ancora, di assistenza sanitaria, AIRE e servizi consolari. Dei nuovi flussi migratori, della nuova mobilità professionale e del visto vacanza lavoro. Temi in comune con altre nostre comunità presenti in diverse parti del mondo, in particolare in Paesi che attraggono mano d’opera, professionisti e ricercatori. Tocchiamo anche il tema delle opportunità di scambio economico-commerciale e della necessità di unire le forze, di lavorare insieme, utilizzando le potenzialità della comunità italiana. Il Festival culturale italiano del 25 settembre rappresenterà un’occasione di collegamento tra questi settori della comunità italiana.
Ricordo il momento che attraversiamo. Le preoccupazioni legate al terrorismo, tema che sembra lontano in questo momento dalla tranquilla vita in questa parte del mondo ma che riguarda, invece, tutti, sempre di più, non solo per difendersene ma per evitare che condizioni le nostre vite e le nostre scelte.
I flussi di migranti, le tante, troppe, morti nel Mediterraneo e nel mondo. La necessità che il tema a livello europeo non sia solo legato alla sicurezza ma affrontato con scelte comuni come questione legata ai diritti umani, all’integrazione e all’accoglienza. La lentezza della ripresa economica, resa oggi più complessa dalla Brexit, rende più difficile mantenere l’idea di un’UE che sia di apertura ma anche di libera adesione e di diversi livelli di partecipazione.
Parlo dell’impegno del Governo Renzi per avere un’Unione europea impegnata sul fronte dell’immigrazione, con scelte comuni e condivise, tenendo insieme lotta al terrorismo e continuità dell’impegno umanitario. Non rinunciamo alla nostra identità, alla nostra umanità, al nostro modo di concepire le relazioni tra i popoli e le persone. Ricordo le tante riforme fatte e il lungo cammino ancora da percorrere. Infine, l’impegno per una riforma costituzionale, che con convinzione ho votato tre volte, che il Parlamento ha approvato a larghissima maggioranza e che il popolo italiano sosterrà con il Sì per avere un’Italia in cui la politica sia più efficiente, meno costosa, in grado di dare risposte più sicure e veloci ai bisogni dei cittadini.
Questa Italia, anche con la comunità italo-neozelandese, nel quadro di più estesi rapporti con l’Asia-Pacifico e Wellington, costituirà sempre più un punto di riferimento politico e culturale, oltre che una gradevole meta turistica. Questi contatti, così freschi e stimolanti, e la pausa estiva, ci aiutino a riflettere sugli impegni che abbiamo davanti a noi, a partire dalla prossima legge di Stabilità.

ROMA: LA VIA ITALIANA DELL’AFRICA. UN NUOVO PARADIGMA DELLO SVILUPPO

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Le dinamiche economiche, demografiche, ambientali e politiche dell’Africa sono destinate a produrre forti ricadute sul resto del mondo, a cominciare dall’Europa e dall’Italia. Il Gruppo del Partito Democratico alla Camera dei deputati, con il convegno svoltosi il 28 luglio, ha promosso un momento di approfondimento per parlare del futuro del Continente africano e delle relazioni con il nostro Paese.

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I PRINCIPALI PROVVEDIMENTI
APPROVATI DALLA CAMERA DEI DEPUTATI

Per saperne di più, vai al sito dei Deputati del PD della Camera dei deputati

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